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Economia circolare, un settore da 22 miliardi a rischio per 57 righe

Il governo cede: via dalla legge di Bilancio la norma che favoriva gli inceneritori contro l'economia circolare. Un settore innovativo che occupa 575mila persone

Di Emanuele Isonio

Sembra folle dover pensare che in quella che ancora oggi è la settima potenza industriale mondiale, uno dei settori produttivi più innovativi debba proteggersi da “leggine” che spuntano di nascosto dentro una norma che parla di tutt’altro. Appare razionalmente impensabile e tutto sommato è anche poco dignitoso. Ma tant’è: e infatti 57 righe di un oscuro emendamento di legge avrebbero potuto di fatto portare alla chiusura di un settore multimiliardario. È stato così almeno sino all’antivigilia di Natale quando, sotto le pressioni di stampa, degli operatori e delle associazioni ambientaliste, il governo ha deciso di cancellare l’emendamento che il Movimento 5 Stelle aveva presentato al Senato, all’interno della Legge di Bilancio 2019. Un testo subito attaccato a testa bassa da Legambiente e ambientalisti storici nel merito e nel metodo.

Da leghisti e grillini il rischio di stop totale all’economia circolare

Zero trasparenza, danno massimo

Trasparenza zero, burocrazia massima, formulazione legale di dubbia interpretazione e soprattutto ispirato (come peraltro un ulteriore emendamento della Lega teso a incrementare del 50% il moltiplicatore del contributo pubblico alla produzione di energia da parte degli inceneritori) alla “lobby dei fuochisti”, come vengono chiamati in gergo i portatori di interesse del sistema di incenerimento. Viene da pensare che in azione è entrata la stessa manina che si era resa protagonista del famoso colpo di mano sullo sblocca Italia, poi bloccato dal Tar per quanto concerne la costruzione di 8 nuovi impianti di termovalorizzazione.

Sabato 22 dicembre il governo ha depositato l’atteso e controverso maxiemendamento: un solo articolo e 270 pagine contenenti 654 commi. Un omnibus che è tutto un programma. Spazia dalla web-tax (comma 29-bis e seguenti) ai 900 milioni di euro per il prolungamento della metropolitana M5 da Milano a Monza (comma 59), dai 35 milioni di euro per l’aeroporto di Reggio Calabria ai 9 milioni per quello di Crotone (commi 69-70 e 70-bis) ai 5 milioni per elettrificare la Novara-Biella (67-bis).

Oltre mezzo milioni di occupati

Come dicevamo, per fortuna, nella notte, dopo giorni di polemiche, sono state ritirate le 57 righe che avevano mandato in fibrillazione il settore delle imprese dell’economia circolare. Settore trasversale ma in salute e in grande crescita: in Italia vale oggi 88 miliardi di fatturato e produce 22 miliardi di valore aggiunto, ovvero l’1,5% del valore aggiunto nazionale, rivela la ricerca di Ambiente Italia e Kyoto Club “L’Economia Circolare in Italia – la filiera del riciclo asse portante di un’economia senza rifiuti”.

Per fare un paragone: sono cifre analoghe a quelle di tutto il settore energetico italiano o di tutta l’industria tessile. Poco inferiore a quello dell’agricoltura.

Il settore impiega oltre 575mila lavoratori e si mostra anno dopo anno sempre più competitivo per i giovani in cerca di occupazione e per i profili professionali più specializzati.

«L’economia circolare è un fattore fondamentale per contrastare i cambiamenti climatici, riducendone gli impatti negativi» spiega Gianluigi Angelantoni, vicepresidente del Kyoto Club. «Ma non è solo un fattore difensivo, è anche opportunità di nuovi business, di innovazione tecnologica, di nuovi posti di lavoro, consentendoci di vivere in un mondo più pulito, gratificati anche da significativi e tangibili ritorni economici».

Schema dell’economia circolare con suddivisione dei prodotti biologici da quelli tecnici. FONTE: Fondazione Ellen MacArthur.

Sarebbe però sbagliato considerare l’economia circolare solo un fenomeno che riguarda solo la produzione e il consumo di un bene. Incide infatti fin dalla costruzione di un sistema più efficiente di uso delle risorse. In tal senso, lo sviluppo dell’economia circolare va di pari passo con il tema, delicatissimo, del ciclo di vita dei prodotti e dei rifiuti e della gestione del fine vita (end of waste).

Un danno per l’intero ciclo rifiuti

Ed è proprio questa la preoccupazione che, nonostante il ritiro dell’emendamento, serpeggia tra gli industriali: affossare l’economia circolare vuol dire anche chiudere ogni sbocco per la filiera del riciclo rifiuti. Un danno triplo: economico, ambientale e sanitario.

A festeggiare sarebbero solo speculatori senza scrupoli, criminalità organizzata e il comparto che ruota attorno a termovalorizzatori e discariche.

Il perché è facile da capire: i cittadini (e le imprese) possono anche dannarsi l’anima per fare al meglio la raccolta differenziata. Ma se poi quei rifiuti, correttamente divisi e inviati a riciclo, non hanno un mercato che li acquista ed è in grado di trasformarli in “materie prime seconde” da usare in nuovi prodotti, quella raccolta a che serve? E soprattutto, dove va a finire?

Sarebbe uno smacco. Funzionale a ben precisi (e opachi) interessi, ma comunque uno smacco. Perché il riciclo dei rifiuti, nonostante storture e problemi irrisolti, si conferma comunque una eccellenza italiana. Anche nel 2017 presenta dati in crescita in quasi tutte le filiere. «Le nuove direttive europee sull’economia circolare in fase di recepimento pongono nuovi e più avanzati obiettivi di riciclo dei rifiuti che rappresentano una occasione positiva per la crescita del settore» spiega Edo Ronchi, ex ministro dell’Ambiente nel 1° governo Prodi e presidente della Fondazione Sviluppo sostenibile.

Obiettivi Ue riciclo rifiuti e imballaggi. FONTE: Elaborazione Fondazione Sviluppo sostenibile su dati della Direttiva imballaggi
Obiettivi Ue riciclo rifiuti e imballaggi. FONTE: Elaborazione Fondazione Sviluppo sostenibile su dati della Direttiva imballaggi

Un focus sulle singole filiere del riciclo

Per fare il punto su quanto l’Italia stia facendo sul fronte raccolta differenziata, funzionale poi al corretto sviluppo dell’economia circolare, vengono in soccorso i dati contenuti nell’ultima edizione dell’Italia del Riciclo (il tradizionale rapporto realizzato dalla Fondazione Sviluppo sostenibile e dall’Unione imprese dell’Economia circolare).

L’anno scorso la differenziata è cresciuta raggiungendo il 55,5% (+3% rispetto al 2016) e il riciclo dei rifiuti urbani, arrivato al 44% (+2% rispetto al 2016). Il riciclo dei rifiuti di imballaggio ha confermato la propria crescita (8,8 milioni di tonnellate nel 2017, +3,7% vs il 2016), raggiungendo il 67,5% sull’immesso al consumo, superando anzitempo l’obiettivo del 65% che la nuova direttiva indica al 2025.

Raccolta complessiva e comunale di carta e cartone (kt) – 2013/2017. FONTE: Rapporto 2017-luglio 2018 Comieco
Raccolta complessiva e comunale di carta e cartone (kt) – 2013/2017. FONTE: Rapporto 2017-luglio 2018 Comieco

Anche il riciclo delle singole filiere dei rifiuti d’imballaggio è in crescita:

  • carta (+3,6%),
  • plastica (+5,1%),
  • vetro (+4,8%),
  • legno (+3,4%),
  • acciaio (+0,3%).

La raccolta differenziata della frazione organica nel 2017 è aumentata del 3,2% e quella dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) è in crescita del 5%.

Frazione organica da raccolta differenziata in Italia (Mt) – 2011/2016. Fonte: Elaborazione CIC su dati ISPRA

È aumentato il tasso di riciclo degli oli minerali usati, che ha raggiunto il 45% dell’immesso a consumo ed è cresciuta anche la raccolta degli oli vegetali esausti che ha toccato le 70 mila tonnellate (+8% vs 2016). In crescita anche il riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione, con un tasso di recupero di materia al 76%.

Tasso di recupero di materia dei rifiuti da costruzione e demolizione (%) - 2013/2016.Fonte: ISPRA
Tasso di recupero di materia dei rifiuti da costruzione e demolizione (%) – 2013/2016.Fonte: ISPRA

Quattro filiere in flessione (anche per colpa del legislatore)

Si segnalano invece flessioni in quattro filiere: è calato il recupero dei veicoli fuori uso del 3% e anche quello del riciclo di pile e accumulatori dell’1%, in contrazione anche i quantitativi degli imballaggi in alluminio riciclati a causa dell’aumento di utilizzo dei rottami di imballaggio come materie prime seconde e del significativo aumento delle esportazioni di imballaggio End of Waste.

Tasso di raccolta di pile e accumulatori portatili rispetto all’immesso al consumo medio dell’ultimo triennio in Europa (%) – 2016. Fonte: EUROSTAT
Tasso di raccolta di pile e accumulatori portatili rispetto all’immesso al consumo medio dell’ultimo triennio in Europa (%) – 2016. Fonte: EUROSTAT

Degno di rilievo è anche il calo del 9% del riciclo di materia degli pneumatici fuori uso che segnala anche il ritardo della pubblicazione del decreto End of Waste, sebbene la raccolta sia cresciuta del 6% vs 2016.

Recupero di materia per tipologia di materiale (t) – 2013/2017. FONTE: Elaborazione Fondazione Sviluppo sostenibile su dati ECOPNEUS, ECOTYRE e GREENTIRE
Pneumatici fuori uso. Recupero di materia per tipologia di materiale (dati in tonnellate) – 2013/2017. FONTE: Elaborazione Fondazione Sviluppo sostenibile su dati ECOPNEUS, ECOTYRE e GREENTIRE

Opportunità da coltivare

«L’Italia che si appresta a recepire le nuove direttive del Pacchetto europeo Circular Economy – ha dichiarato Andrea Fluttero, Presidente di FISE UNICIRCULAR – deve cogliere l’opportunità di affrontare la sfida della transizione dal riciclo di rifiuti tipico di un’economia lineare ad un compiuto sistema di economia circolare. La sfida del cambiamento di modello economico parte dalle solide basi dell’industria del riciclo». Che da sola però non può fare tutto. «È necessario – prosegue Fluttero – che, sotto la guida ed il controllo di una “cabina di regia” per le diverse filiere coinvolte, ogni anello della catena ripensi a se stesso in chiave di circolarità, dai produttori – con un’accurata ecoprogettazione – alla distribuzione, ai consumatori, per finire con “l’anello mancante”, del post consumo, composto da logistica di ritorno, raccolta, preparazione al riuso, riuso, riciclo, creazione del mercato delle materie prime seconde, grazie ad adeguati strumenti modulabili di sostegno fiscale ed economico».

Di certo, tutti gli addetti ai lavori sanno quello che non serve al settore: interventi legislativi pasticciati e dettati da chissà quale logica. Nella sala che ha ospitato la presentazione dell’Italia del Riciclo 2018 due erano di fatto le posizioni: quell’emendamento o è figlio di impreparazione o di dolo. «Oppure di dolo che ha sfruttato l’incompetenza dilagante nell’attuale maggioranza parlamentare» ci rivela un’importante esponente di uno dei principali consorzi di riciclo.

Quale che sia il motivo (a questo punto è anche secondario scoprirlo), serve piuttosto una dose di pragmatismo per far crescere il comparto dell’economia circolare e attirare investitori:«non serve ripartire da zero. Le deleghe per operare già ci sono» ha sottolineato accorato Edo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo sostenibile. «Il ministro Costa quindi  dovrebbe firmare i decreti già pronti su alcuni End of Waste e pubblicarli in Gazzetta Ufficiale».

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