Ambiente

EDITORIALE, Kempf / Clima, i governi non bastano

Valori di novembre è un numero un po’ speciale, “a tutto clima“. È arrivato in redazione e presto sarà anche a casa degli abbonati (su carta o ...

Di Corrado Fontana
Hervé Kempf, direttore di Reporterre
Editoriale di H. Kempf,   giornalista e scrittore francese,   direttore del quotidiano ecologista www.reporterre.net. Da Valori 133,   novembre 2015
Editoriale di H. Kempf, giornalista e scrittore francese, direttore del quotidiano ecologista www.reporterre.net. Da Valori 133, novembre 2015

Valori di novembre è un numero un po’ speciale, “a tutto clima“. È arrivato in redazione e presto sarà anche a casa degli abbonati (su carta o in digitale), nelle filiali di Banca Etica e in molte edicole milanesi. Intanto vi regaliamo l’ editoriale completo, scritto da  Hervé Kempf, giornalista e scrittore francese, direttore del quotidiano ecologista Reporterre, in apertura al dossier di copertina su Cop21.

I GOVERNI NON BASTANO

di Hervé Kempf

La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà a Parigi all’inizio di dicembre costituisce incontestabilmente l’appuntamento più importante da quello, fallito, di Copenaghen nel 2009. La Cop21 dovrà rappresentare l’opportunità,  per la comunità internazionale, di restituire ai  negoziati sul clima la corretta direzione. Essa arriva in un contesto di emergenza: le emissioni di gas a effetto serra continuano a crescere,  la concentrazione di biossido di carbonio nell’atmosfera è a livelli record, si moltiplicano i segnali che confermano i cambiamenti climatici.

La buona notizia è che gli obiettivi sono ormai chiaramente definiti: i governi hanno accettato l’idea che non bisogna superare, alla fine del Ventunesimo secolo, un aumento della temperatura media globale di 2 ºC rispetto all’era pre-industriale: se lo facessimo, infatti, il sistema climatico risulterebbe fuori controllo. Al contempo, è sempre più condiviso anche il concetto che, al fine di non varcare tale soglia, occorra dimezzare le emissioni di gas a effetto serra entro il 2050. Si tratta,  dunque, di definire delle traiettorie di decelerazione e di imporre dei limiti.

Negli ultimi anni abbiamo registrato cambiamenti importanti: la Cina, che fino ad allora si rifiutava di farlo, nel novembre 2014 – per bocca del suo presidente Xi Jinping – ha accettato di porre un tetto alle proprie emissioni «entro il 2030». Tale impegno è stato annunciato da Pechino anche agli Stati Uniti e, tenendo conto che proprio la rivalità tra Cina e Usa aveva bloccato la conferenza di Copenaghen, la loro cooperazione sul clima è divenuta un vero e proprio motore di progresso. È su tale onda, infatti, che quasi tutti i Paesi del mondo hanno dichiarato i loro impegni in tema di riduzione delle  emissioni di gas a effetto serra. Ma il fatto che ci siano stati alcuni progressi non significa che essi siano sufficienti.

In poche parole, il ritmo è troppo lento. Il conflitto tra nazioni povere e nazioni ricche è ancora troppo attuale, e rimanda alla questione-chiave della distribuzione ineguale della ricchezza nel mondo. Inoltre, più nascosta ma non meno potente, la resistenza del sistema capitalista alla trasformazione profonda che richiede la lotta ai cambiamenti climatici è impetuosa. Il sistema finanziario,  le multinazionali, le classi più agiate, gli ideologi della crescita ad ogni costo, si battono contro un cambiamento che nuocerebbe ai loro privilegi e ai loro dogmi. Dicono sì alle tecnologie verdi, ma non ai cambiamenti sociali. E le tecnologie non bastano a risolvere il problema, la cui soluzione presuppone una riduzione del consumo globale di risorse,  una nuova distribuzione delle ricchezze e una mutazione dell’attività economica.

La vera sfida della Cop21 è capire se essa saprà indicarci l’emergere di un vero movimento popolare: non possiamo più fare affidamento solo sui governi. La società civile si sta organizzando per affermarsi nei dieci giorni di Parigi. Sarà in grado di dare corpo a un movimento ambientalista duraturo? Di far passare l’idea che, dietro la questione climatica e più largamente ecologica, c’è la possibilità concreta di trasformare in profondità, e in meglio, la società? Al di là dell’ accordo diplomatico,  è questo il vero tema che, a dicembre, farà di Parigi il centro del mondo.

L’AUTORE

Hervé Kempf,   direttore di Reporterre
Hervé Kempf, direttore di Reporterre

Nato ad Amiens nel 1957,  è un giornalista e scrittore francese, direttore del quotidiano ecologista www.reporterre.net. Ha pubblicato numerosi saggi tra i quali, in italiano, Per salvare il pianeta dobbiamo farla finita con il capitalismo e Perché i mega-ricchi stanno distruggendo il pianeta (Garzanti), proponendo un lavoro di sintesi e rinnovamento dell’ecologia politica. Ha scritto a lungo per il Courrier International,  per La Recherche, e per il quotidiano Le Monde,  curando le pagine dedicate all’ecologia.

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