Emissioni: Cap-and-Trade all’orizzonte. E le major Usa tremano

Se gli Stati Uniti dovessero introdurre il sistema di regolamentazione delle emissioni gassose, le 500 "big" di Wall Street potrebbero subire una seria erosione dei profitti ...

Se gli Stati Uniti dovessero introdurre il sistema di regolamentazione delle emissioni gassose conosciuto come Cap-an-Trade, le 500 compagnie più importanti di Wall Street (le famose componenti dell’indice S&P 500) potrebbero subire una seria erosione dei profitti entro il 2012. E’ lo sconvolgente risultato dell’inchiesta realizzata da Trucost, un’ente di ricerca specializzato in questioni ambientali, e commissionata dall’Investor Responsibility Research Center Institute.

Nel sistema Cap-and-Trade, come noto, gli operatori sono tenuti a rispettare dei limiti nelle emissioni gassose. Chi intende superare tali limiti deve acquistare appositi crediti realizzati da quelle imprese che hanno emesso quantità di CO2 inferiore ai livelli massimi consentiti. Prendendo per buono un ipotetico prezzo di mercato di circa 28 dollari per quota (1 tonnellata di CO2), sottolinea Trucost, è lecito pensare che nel 2012 le imprese dello S&P 500 dovranno sborsare quasi 93 miliardi di dollari per mettersi in regola. Ad oggi gli Stati Uniti non hanno ancora ratificato il documento sul processo di limitazione delle emissioni promosso nel Protocollo di Kyoto, l’intesa sottoscritta da quasi tutte le nazioni del pianeta (con Cina e India che operano in regime di deroga) in risposta al riscaldamento globale. La fine dell’amministrazione Bush ha però segnato una svolta. Non diversamente dai suoi avversari per la corsa alla Casa Bianca (Hillary Clinton alle primarie e John McCain alle presidenziali), Barack Obama si è sempre dichiarato favorevole a un cambio di rotta nella politica energetica. Tra le iniziative più importanti si è collocata una proposta di legge ad ampio spettro, l’American Clean Energy and Security Act (già approvato dalla U.S. House Energy and Commerce Committee) di cui il sistema del Cap-and-Trade resta uno dei cardini principali.

Secondo quanto riferito, le emissioni dirette prodotte dalle imprese dello S&P 500 nel corso del 2007 sono state superiori a quelle realizzate da tutti i veicoli e i velivoli circolanti negli Stati Uniti nello stesso anno. Se a queste si aggiungono le emissioni delle aziende collegate alle stesse major lungo la catena produttiva, l’ammontare totale della CO2 introdotta nell’atmosfera nel periodo in esame arriva all’incredibile quantità di 4, 3 miliardi di tonnellate. Se non saranno in grado di porre un freno alla propria “carbon exposure”, le compagnie del segmento utilities saranno costrette a pagare il conto più salato nella classifica delle perdite per settore industriale. Secondo i calcoli della ricerca, l’impatto del sistema cap-and-trade sul segmento potrebbe produrre un’erosione media dei profitti vicina al 45%.

I dubbi restano comunque molti e ruotano prevalentemente intorno alla stessa definizione dei costi delle emissioni. Questi ultimi, in primo luogo, non compaiono nei bilanci societari dal momento che, in assenza di una legge che imponga il Cap-and-Trade, essi hanno un valore di mercato pari a zero. In secondo luogo, ed è questo forse l’aspetto più importante, l’indagine di Trucos tiene conto di un prezzo medio potenzialmente molto instabile. Lo sviluppo di un mercato parallelo dei titoli derivati sui crediti di emissione è già in atto e ha nella piazza londinese il suo centro principale ma è evidente che l’adesione degli Usa al sistema potrebbe dar vita a un’espansione finanziaria senza precedenti. Molti operatori ambiziosi sono al lavoro da tempo con l’obiettivo di non farsi trovare impreparati. I rischi di una grave spirale speculativa non mancano di certo.

Matteo Cavallito

Scarica il rapporto di Trucost