Eni: oggi Global Witness chiede spegazioni sull’affaire Malabu

All'assemblea odierna degli azionisti Eni le ong attaccheranno il nuovo amministratore delegato Descalzi, chiedendo spiegazioni sul suo ruolo in un caso di negoziazione sospetta in ...

«Il possibile coinvolgimento di Claudio Descalzi, amministratore delegato entrante di Eni, in una negoziazione sospetta in Nigeria solleva seri dubbi sull’opportunità che lo stesso assuma la guida del gigante italiano del petrolio»: così si legge in un comunicato diffuso ieri sera dalla ong britannica per la difesa dei diritti umani Global Witness con l’organizzazione italiana Re:Common. Non un attacco da poco, se si considera che riguarda il neo insediato amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi (succeduto al precedente plenipotenziario dell’energia italiana Paolo Scaroni) e che arriverà all’assemblea della società petrolifera italiana che inizia oggi alle 10 a Roma (in diretta su twitter con l’hashtag #ENIAGM a partire dalle 10).

    

La vicenda è quella di OPL 245 (Oil Prospecting License), la licenza per l’esplorazione di petrolio fu attribuita ad Eni e alla compagnia petrolifera anglo-olandese Shell nel 2011, dopo anni di dispute per individuare l’effettiva proprietà del giacimento, e, stando alle intercettazioni dell’inchiesta P4 presso la procura di Napoli, nel corso delle trattative sarebbe stato chiesto anche l’intervento del faccendiere Luigi Bisignani. Ad accordo raggiunto Eni e Royal Dutch Shell pagarono ben 1, 092 miliardi di dollari direttamente al governo nigeriano per un giacimento molto promettente, ma il governo – sostiene Global Witness – avrebbe poi pagato una cifra pari alla società “Malabu Oil and Gas”, controllata dall’ex-ministro del petrolio nigeriano Dan Etete. Condannato per riciclaggio di denaro in Francia nel 2007, Etete è un altro protagonista dell’indagine, ma Eni ha sempre sostenuto di non aver mai concluso alcun accordo con Malabu, né di aver avuto contatti con Etete, avendo pagato il dovuto solo al tesoro nigeriano in un conto di garanzia (escrow account).

 

Al di là di ogni esito giudiziario, le ong, evidentemente, criticano la scelta di Descalzi alla guida di Eni. Secondo Simon Taylor, direttore di Global Witness: «La storia del blocco 245 è un chiaro esempio di opacità nel settore petrolifero e le prove in possesso delle autorità inglesi suggeriscono che il nuovo amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi avrebbe avuto un ruolo chiave nelle negoziazioni».