Speculazione

[esclusivo] Roma, AMA scopre perdite sui derivati per 66 milioni

BNL, Popolare di Sondrio, Unicredit e MPS le banche coinvolte. I legali dell'azienda rifiuti della Capitale chiedono l'annullamento dei contratti

Di Matteo Cavallito
Un automezzo dell'AMA, azienda municipalizzata per i servizi ambientali di Roma Capitale

AMA SpA, la public utility dello smaltimento rifiuti controllata da Roma Capitale, ha accumulato perdite – già addebitate e future – superiori a 66 milioni di euro sui derivati a copertura dei prestiti con le banche. Lo confermano a Valori fonti vicine alla vicenda.

Una rivelazione preoccupante che giunge in un momento particolarmente critico per l’azienda chiamata a una rivoluzione copernicana dopo gli scandali di Parentopoli e Mafia capitale. Gli strumenti finanziari contestati sono contratti di interest rate swap (IRS) stipulati tra la società capitolina e le banche, che avrebbero caricato commissioni iniziali superiori a 5 milioni. I derivati avrebbero dovuto ridurre i costi relativi alle variazioni dei tassi d’interesse su un contratto di mutuo. Ma il loro effetto è stato fin qui esattamente l’opposto: una costante produzione di differenziali negativi.

Molti gli interrogativi aperti: come si è formato questo debito, dato che nel corso degli ultimi dieci anni AMA non ha fatto investimenti in impianti?

Il fatto che nel 2009 non sia stata bandita alcuna gara per l’approvvigionamento del finanziamento lascia presagire che si tratti di posizioni debitorie pregresse tutte da analizzare. Un aspetto, si dice, che AMA vorrebbe ora approfondire.

Alcuni automezzi dell’AMA, azienda municipalizzata per i servizi ambientali di Roma Capitale.

I numeri e le banche coinvolte

All’attenzione dei legali ci sono quattro contratti IRS siglati con altrettanti istituti di credito. Gli swap, emessi il 30 settembre 2010 con scadenza al 2021, coprono prestiti per circa 372,5 milioni di euro accordati al 23 dicembre del 2009. Le banche coinvolte sono BNL-Bnp Paribas (per 150 milioni), Popolare di Sondrio (100 milioni) Unicredit (quasi 75,5) e Monte dei Paschi (47). La sottoscrizione dei derivati sarebbe stata prevista espressamente dagli stessi contratti di finanziamento ma attivata solo un anno dopo la stipula degli stessi.

A fine 2017, i derivati avrebbero accumulato un mark to market (ovvero un valore di mercato contrapposto al valore nominale iniziale) negativo per quasi 19 milioni di euro che si sommano ai 47 milioni di differenziali negativi già versati dalla società agli istituti. Le perdite totali, in altre parole, si aggirerebbero sui 66 milioni di euro pari a oltre un sesto del valore del finanziamento sottostante.

Le contestazioni

Il 20 ottobre 2017, evidenziano i documenti visionati da Valori, il presidente di AMA Lorenzo Bagnacani – assistito dagli avvocati Franco Fabiani e Marco Dalla Zanna dello studio legale Fabiani di Como – ha inviato un reclamo a BNL chiedendo l’annullamento del contratto e il rimborso dei costi sostenuti oltre all’invio di tutta la documentazione relativa all’operazione. Bagnacani ha conferito allo studio l’incarico di procedere in modo analogo con gli altri tre istituti bancari coinvolti.

I legali chiedono il riconoscimento della nullità dei contratti contestando il meccanismo di crescita dei tassi pagati da AMA (dall’1,25 al 2,85%) nel corso degli anni. A sostegno della tesi, in particolare, si citano due sentenze che hanno dichiarato illegittimi gli aumenti predeterminati (i cosiddetti IRS Step-Up) pronunciate rispettivamente dal Tribunale di Monza (n. 2028) nel 2012 e dal Tribunale di Treviso (n. 1940) nel 2015. Altre contestazioni riguardano i presunti costi occulti caricati sul cliente dalle banche e la carenza di informazioni sui cosiddetti “scenari probabilistici” relativi all’andamento dell’Euribor, il tasso interbancario di riferimento dell’Eurozona.

fiume Tevere e cupola di San Pietro, Roma. Licenza Pixbay

AMA e i debiti

L’operazione con le banche rientra in un più ampio piano di rifinanziamento del debito concordato alla fine del 2009 con otto banche: oltre alle quattro già citate ci sono Banca Popolare del Lazio, Banca di Credito Cooperativo di Roma, Banca delle Marche e Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo (BIIS, oggi Intesa SanPaolo). I prestiti totali accordati ammontano a 647,8 milioni. I debiti di AMA registrati nel bilancio chiuso al 31 dicembre dello stesso anno erano pari a 1,4 miliardi, 607,62 milioni dei quali a breve termine nei confronti delle banche.

Fonte: Roma Capitale, seduta pubblica del 4 luglio 2014; altri documenti consultati da Valori. Dati in milioni di euro arrotondati alla prima cifra decimale.

AMA, nell’occasione, si era impegnata a vendere alcuni immobili per rimborsare in parte il prestito concesso. A seguito di un bando di gara indetto il 29 marzo 2012, l’utility romana ha costituito due fondi per la valorizzazione e la liquidazione degli asset immobiliari denominati Fondo Sviluppo e Fondo Ambiente: il primo è gestito da una SGR di BNP Paribas; il secondo dalla società Idea Fimit SGR. Al 31 dicembre 2016 (data di chiusura dell’ultimo bilancio disponibile) il fondo gestito da BNP registra una perdita di 2,9 milioni di euro. Fondo Ambiente, da parte sua, evidenziava alla medesima data un utile di 3,47 milioni.

AMA e Roma Capitale (che non paga…)

Ma nel portafoglio di AMA ci sono anche crediti rilevanti. Nel 2016, evidenziano gli ultimi dati del bilancio, la società romana vantava un saldo positivo di 234 milioni (900 milioni di crediti Vs 666 di debito) verso Roma Capitale. A questi si aggiungono i crediti nei confronti della clientela che, al netto delle svalutazioni, ammontano a 135,7 milioni.

Le informazioni disponibili non permettono al momento di trarre conclusioni. Di certo si sa che negli anni il Collegio sindacale ha evidenziato più volte nella sua relazione quanto la riscossione dei crediti verso l’amministrazione capitolina sia determinante per garantire ad AMA la necessaria liquidità. Il loro mancato recupero, al contrario, costringerebbe la controllata a indebitarsi con le banche. L’analisi dei crediti verso Roma Capitale è stata affidata alla società di revisione Ernst & Young.

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