Facebook, l’alleanza controversa per tornare tra i “buoni”

La società di Zuckerberg collaborerà con il think tank Atlantic Council. Dietro al proposito di combattere le fake news, una rete opaca di interessi

Di Roberto Ferrigno

Facebook ha annunciato che avvierà una collaborazione con il Digital Forensic Research Lab (DFRL) dell’Atlantic Council allo scopo di combattere disinformazione e propaganda diffuse in occasione di elezioni ed importanti eventi politici globali. Il riferimento alla Russia è chiaro.

Le congetture sull’interferenza russa nelle elezioni presidenziali francesi e nelle legislative tedesche sono state smentite ufficialmente dai responsabili dei servizi di sicurezza dei due Paesi. E sono falliti i tentativi di dimostrare l’influenza di Mosca sulle elezioni Usa che hanno portato alla vittoria di Donald Trump.

Una verginità da ricostruirsi

Ma a Facebook l’esigenza di riguadagnare punti in termini di immagine è pressante. Lo scandalo delle attività della società Cambridge Analytica, che aveva comprato i dati personali di milioni di utenti del social network per costruire i profili degli elettori da rivendere a suon di milioni a diversi candidati nelle campagne USA del 2016, ha messo infatti in luce la spregiudicatezza del miliardario Zuckeberg nel commercializzare i dati personali degli utenti.

Poco importa. Cambridge Analytica ha convenientemente dichiarato fallimento. Facebook, per ridorare il proprio blasone, vuole ora giocare al ruolo più confortevole che ci sia: quello di difensore della democrazia contro i tentativi russi di seminare la discordia in Occidente. Un passaggio fondamentale, visto che lo scandalo Cambridge Analytica ha portato il suo titolo azionario ai minimi storici

Facebook, Inc. Common Stock. L’andamento del titolo azionario. Il punto più basso coincide con lo scandalo Cambridge Analytica – FONTE: NYSE.

Un think tank amato da armi, petrolio e alta finanza

È per questo che si allea con Atlantic Council. Definita come “istituzione bipartisan”, specializzata in “affari internazionali” e con una “reputazione stellare” nell’affrontare “situazioni difficili”. Ma basta un’occhiata alle finanze ed agli sponsor di questo think-tank con sede a Washington DC per avere un quadro differente.

Negli ultimi anni, le sue entrate sono balzate da 8 ad oltre 21 miliardi di dollari. Nel gotha dei donatori (dai 100mila dollari in su) si trovano alcuni tra i maggiori produttori di sistemi e componenti di armamenti.

Dell’elenco fanno infatti parte Thales (proprietaria di Alenia), Lockheed Martin, General Atomics, United Technologies. E in loro compagnia, ci sono pure Ford, Airbus, ENI ed altri gruppi tecnologici e finanziari.

Nella fascia inferiore (fino a 99mila dollari) troviamo altri giganti della difesa: Boeing, Raytheon, Leonardo. Nel 2009, James L. Jones, lasciò la carica di presidente di Atlantic Council per divenire consigliere per la sicurezza nazionale di Obama. Nel 2017, Tom Bossert, leader della Cyber Secirity Initiative del think-tank, venne chiamato ad assumere il ruolo di Homeland Security Advisor da Trump.

I legami con NATO e ATA

Pur dichiarandosi “indipendente” dalla NATO, Atlantic Council è strettamente associato agli ambienti ed iniziative dell’Alleanza atlantica, oltre ad essere membro della praticamente sconosciuta Atlantic Treaty Association (ATA). Questa oscura organizzazione risulta attiva in iniziative quali “Partnership for Peace” e “Mediterranean Dialogue”. Due azioni sviluppate dalla NATO per favorire “dialogo, reciproca conoscenza e cooperazione” con la società civile dei Paesi ex URSS e sette Stati mediterranei (Algeria, Marocco, Egitto, Tunisia, israele, oltre a Giordania e Mauritania, che non affacciano sul bacino).

Lo scorso 10 maggio, Atlantic Council ha insignito l’ex presidente George W. Bush con il “Distinguished International Leadership Award” per il suo impegno contro l’AIDS.

La premiazione dell’ex presidente Usa, George W. Bush all’Atlantic Council

 

Il generale Curtis M. Scaparrotti, comandante in capo della NATO, ha ricevuto analogo riconoscimento per i suoi meriti militari. Ma l’aspetto più sinistro della cooperazione Facebook-Atlantic Council è legato al Digital Forensic Research Lab (DFRL). Una specifica unità di ricerca militare chiamata ad analizzare e catalogare quanto messo in chiaro dagli utenti Facebook.

Una perfetta macchina di contro-propaganda

DFRL è quello che, tanto per chiarire i fatti, ad esempio, denuncia i “falsi video” postati dai palestinesi durante i recenti massacri dei cecchini israeliani a Gaza. Appoggia la propaganda online del governo ucraino nel Donbass. E “svela” le interferenza russe in Moldavia.

Una perfetta macchina di propaganda e contro-propaganda militare, fiancheggiatrice della NATO quindi ed attenta a identificare e, possibilmente, annullare, qualsiasi fonte indipendente d’informazione online che si distacchi dalla narrazione ufficiale del complesso militare, securitario ed industriale, gridando all’interferenza, ingerenza e minaccia russa.

Il fatto che la nascita del mesto connubio per difendere e proteggere la democrazia tra il miliardario Zuckerberg e i “dogs of war” della NATO, non abbia suscitato la minima attenzione dei media tradizionali euroatlantici, la dice lunga. Sia sul loro attuale stato di apatia sia sulla loro assuefazione ai poteri costituiti ed asservimento agli interessi economici dominanti. Quanto agli utenti di Facebook (e Twitter): attenzione. Con amici cosi, chi ha bisogno di nemici?

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