Filippine: figlio di attivista ucciso, Amnesty chiede verità

Ucciso da uomini armati il figlio di un attivista impegnato nel contrasto alle attività minerarie. Non è il primo caso di questo tipo e Amnesty International ...

Uomini armati in azione nel sud delle Filippine per tendere un’imboscata a Lucenio Manda, capo tribù impegnato in una campagna contro l’attività estrattiva e la distruzione delle foreste. Nell’agguato avvenuto ai primi di settembre – secondo quanto riportato dall’agenzia Associated Press e da Amnesty International – è stato ferito lo stesso Lucenio Manda e ucciso Jordan, il figlio 11enne, destinato a ad essere il prossimo capotribù. Si tratta dell’ennesimo atto di violenza e intimidazione avvenuto nell’ambito di una serie di attacchi compiuti contro gli attivisti ambientali locali. La polizia starebbe indagando per individuare i colpevoli.

 

Non un fatto isolato né probabilmente casuale: Aurora Parong, responsabile di Amnesty International per le Filippine, segnala come la famiglia di Manda sia stata già presa di mira in passato, con l’omicidio di un cugino dieci anni fa, e sottolinea che Lucenio è il capo della tribù animista Subanen che guida gli sforzi contro il disboscamento e lo sfruttamento minerario in una regione dominata da cristiani e da una minoranza di musulmani. Proprio Lucenio Manda ha presentato una petizione per chiedere al giudice competente di revocare permessi minerari nella Pinukis Range Forest, tra le ultime foreste vergini nella regione meridionale del Paese ricca di risorse, dove numerose multinazionali hanno in attività miniere di  oro e argento. Aurora Parong ha chiesto al governo del presidente Benigno Aquino III di assicurare i responsabili alla giustizia e mettere fine a quella “cultura dell’impunità” che ha già lasciato 36 attivisti tribali morti nel corso degli ultimi anni. 

La denuncia della gravità della situazione viene anche da un’altra ong umanitaria, Human Rights Watch, che – fino a ottobre 2011 – ha documentato almeno  tre casi di omicidio tra chi stava criticando progetti minerari o legati alla produzione di energia nelle Filippine. Sospettati delle azioni sarebbero forze paramilitari sotto controllo dell’esercito, che ha negato qualsiasi coinvolgimento.