Fmi: all’Ue maggiori poteri di controllo sulla finanza

L’Unione europea ha bisogno di nuovi e più ampi poteri regolatori, soprattutto per gestire al meglio gli istituti finanziari che versano in condizioni di ...

L’Unione europea ha bisogno di nuovi e più ampi poteri regolatori, soprattutto per gestire al meglio gli istituti finanziari che versano in condizioni di difficoltà. Ad esempio, è necessario poter contare sulla possibilità di nazionalizzare al fine di evitare fallimenti, in particolare nei casi di quelle banche che presentano operazioni in molti Paesi del mondo. A spiegarlo è stato, ieri, lo staff del Fondo monetario internazionale, in una lettera indirizzata alla Commissione europea.

Il sistema che suggerisce l’organismo internazionale incrementerebbe significativamente le attribuzioni proprio del braccio esecutivo dell’Ue, che godrebbe del potere di imporre requisiti di capitalizzazione, della facoltà di limitare temporaneamente i bonus dei top manager e di forzare gli istituti di credito a vendere gli asset considerati troppo rischiosi per la stabilità del sistema. Si tratta, tuttavia, di un assetto istituzionale di difficile realizzazione, dal momento che numerosi governi dei Paesi membri certamente opporrebbero una ferma resistenza ad una simile cessione di competenze all’Unione europea. Ciò su cui è utile riflettere, invece, è la necessità sempre maggiore di un controllo più ampio possibile sul sistema finanziario, che ormai ha assunto ramificazioni globali tali da rendere estremamente difficoltosa la regolamentazione basata sulle leggi nazionali. Secondo il Fmi un esempio chiaro di quanto sia necessario delegare maggiori funzioni a Bruxelles è dato dal quasi-collasso della gruppo belga-olandese Fortis: in questo caso Amsterdam ha potuto esercitare l’autorità di nazionalizzare le attività della banca presenti nei Paesi Bassi, mentre il Belgio non ha potuto operare in modo analogo. Quest’ultimo ha così deciso quindi di cedere la sua “parte” a BNP Paribas, ma l’operazione è stata contestata dagli azionisti, provocando così uno lungo stallo che ha creato una pericolosa fase di incertezza nel mercato.