Ambiente

FOTORACCONTO / Sharing economy dai mille volti

Niente sprechi, siamo berlinesi: nella città che ha dichiarato guerra a Uber (vietato ormai da un paio d’anni) e, da maggio corso, anche all’...

Di Corrado Fontana
Momento di una manifestazione organizzata a Berlino per pubblicizzare la piattaforma Foodsharing.de e altrettanti scatti che documentano la selezione del cibo da regalare e l’inserimento in uno delle decine di frigoriferi sparsi dall’associazione nella capitale tedesca. Foto Raphel Fellmer dal FOTORACCONTO SHARING ECONOMY, Valori 142 ottobre 2016

Niente sprechi, siamo berlinesi: nella città che ha dichiarato guerra a Uber (vietato ormai da un paio d’anni) e, da maggio corso, anche all’offerta turistica di Airbnb & co. per frenare l’impennata dei prezzi degli affitti (fino a 100mila euro le multe per chi trasgredisce), non stupisce che si sviluppino iniziative di condivisione dal basso, anche in settori delicati come quello alimentare. L’idea di Foodsharing.de parte da un dato: 20 milioni di euro. È il valore del cibo inutilizzato da famiglie, ristoranti e supermercati. Una montagna di denaro bruciato fatta spesso di piccoli sprechi: l’insalata ancora croccante che devi buttare perché stai andando in vacanza, la fetta di torta rimasta nella vetrina di una pasticceria a fine giornata o il pane avanzato a una panetteria.

L’amore teutonico per l’organizzazione ha spinto a collocare decine di frigoriferi “solidali” in varie parti della città nei quali ognuno può portare il proprio cibo avanzato. e ovviamente, chiunque può prenderlo gratuitamente: «Non ci importa chi li consuma. Anche chi avrebbe i soldi per comprarsi i prodotti è invitato a prelevarli dal frigo se ne ha voglia» spiega la “salvatrice del cibo” Lilo brißlinger in un’intervista al canale regionale rbb. «Il nostro obiettivo principale è che gli alimenti non vengano buttati». La piattaforma online permette anche di organizzare i turni per le pulizie, la manutenzione dei frigoriferi e aiuta nel conteggio degli alimenti recuperati.

I risultati non si sono fatti attendere: i 13mila “ foodsaver” hanno permesso di salvare 818mila kg di cibo a berlino attraverso 25 frigoriferi. Alla capitale si sono aggiunte anche altre città: Colonia ha evitato 610 tonnellate di sprechi e Amburgo altre 198. Certo, c’è poi da far fronte ai timori dei burocrati, preoccupati che l’iniziativa possa creare problemi sanitari e violare le norme sull’igiene alimentare. Ma il food sharing, complice una petizione firmata in poco tempo da 17mila berlinesi, sembra difficile da ostacolare.

Se a Berlino c’è chi non tollera lo spreco di cibo, a Milano c’è chi mal digerisce che i libri finiscano in qualche scatolone polveroso (o, peggio, mandati al macero). Anche perché la lettura può essere un ottimo complice per rinsaldare i legami di buon vicinato e il senso di comunità.

L’idea è venuta a Roberto Chiappella, da 40 anni residente nel condominio di via Rembrandt 12, a poche centinaia di metri dal Pio Albergo Trivulzio, nel quadrante ovest della città. Al piano terra dell’edificio c’era da tempo l’appartamento del portiere vuoto e inutilizzato: ha pensato – previa autorizzazione dall’assemblea di condominio – di collocarci uno scaffale di libri da poter condividere con gli altri inquilini. Ben presto gli scaffali sono diventati due, tre, cinque, fino a tappezzare interamente le pareti con più di seimila titoli.

La Biblioteca Rembrandt è così diventata un esempio per la città, ha aperto le porte anche a chi vuole prendere libri dall’esterno e ospita incontri di lettura e presentazioni di autori più o meno noti. E anche l’obiettivo ultimo dell’ideatore («Vivere meglio nel proprio condominio») è stato centrato: periodicamente si organizzano cene in cortile, alle quali prendono parte decine di persone. Che, libro dopo libro, si sentono qualcosa di più che semplici vicini di pianerottolo.

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