Energia

FT, Aramco: niente IPO nel 2018

L’attesissimo ingresso in borsa del colosso petrolifero saudita Aramco non avverrà prima del 2019. Lo riferisce il Financial Times citando fonti britanniche vicine alle controparti ...

Di Matteo Cavallito
Il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman. Foto: Shealah Craighead, Official White House
Il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman. Foto: Shealah Craighead, Official White House

L’attesissimo ingresso in borsa del colosso petrolifero saudita Aramco non avverrà prima del 2019. Lo riferisce il Financial Times citando fonti britanniche vicine alle controparti di Ryad. Se confermate, le indiscrezioni smentirebbero le ipotesi circolate a gennaio che collocavano l’offerta pubblica iniziale (Initial public offering, IPO) attorno alla metà dell’anno in corso. All’epoca, in un’intervista alla CNBC durante il vertice di Davos, il presidente e Ceo della compagnia, Amin Nasser, aveva spiegato come Aramco avesse già completato tutte le operazioni necessarie e attendesse soltanto l’ultimo via libera da parte del governo.

 

Quel che è certo, in ogni caso, è che l’operazione finanziaria rappresenta un affare di enorme portata. Sul tavolo c’è infatti il più grande collocamento di capitale fluttuante mai registrato: un 5% delle azioni complessive di un colosso del petrolio valutato, secondo le stime di Riyad, in 2 trilioni di dollari. A conti fatti, insomma, si parla di un ammontare di titoli pari a 100 miliardi di biglietti verdi da distribuire nelle piazze coinvolte. Quali? La borsa saudita ovviamente, ma anche una piattaforma straniera che dovrebbe farsi carico, dietro a laute commissioni, di realizzare una IPO simultanea per gli investitori esteri. Ed è proprio quest’ultimo aspetto, ancora da definire, a rallentare oggi con ogni probabilità l’iter di collocamento.

 

Londra, New York e Hong Kong, scrive il FT, sono attualmente in competizione per aggiudicarsi la IPO, ma non è da escludere che il governo saudita possa optare per un collocamento privato dei titoli a una serie di selezionati investitori. Nei sogni di Riyad, evidenzia ancora il quotidiano britannico, c’è sempre Wall Street ma Londra, sostengono fonti di Aramco e del governo saudita, sarebbe al momento in pole position. Hong Kong rappresenta invece la classica soluzione alternativa alle due sponde dell’Atlantico. E non è detto che di fronte alla pressione dei grandi investitori cinesi l’ex protettorato possa conquistare a sorpresa l’ambito collocamento. Theresa May ha visitato Riyad lo scorso anno insieme all’allora Ceo della borsa londinese Xavier Rolet. Il principe ereditario Mohammed bin Salman, scrive il FT, sarà negli Stati Uniti il mese prossimo.

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