Finanza etica

FT: riecco i derivati della crisi

I fondi hedge riscoprono i derivati esotici. Lo segnala il Financial Times evidenziando come la prolungata concomitanza di bassi tassi di interesse sui debiti privati ...

Di Matteo Cavallito
Foto: klip game, dominio pubblico (Wikimedia Commons)
Foto: klip game, dominio pubblico (Wikimedia Commons)

I fondi hedge riscoprono i derivati esotici. Lo segnala il Financial Times evidenziando come la prolungata concomitanza di bassi tassi di interesse sui debiti privati e di scarsa volatilità sul mercato stia spingendo gli operatori nei territori rischiosi dei prodotti simbolo della crisi. Tra questi, i particolare, spiccano le cosiddette BTOs, o Bespoke Tranche Opportunities, titoli derivati che combinano una Collateralized Debt Obligation (CDO) e un Credit Default Swap (CDS): in pratica un pacchetto di obbligazioni coperto a sua volta da un’assicurazione.

La popolarità delle tranches, riferisce il quotidiano britannico, è in forte ascesa: nel corso del 2017 il controvalore di questo mercato – attivo nelle piattaforme Over-the-counter – oscillerebbe tra i 20 e i 30 miliardi di dollari, contro i 15 miliardi registrati nel 2016 e i 10 del 2015. Tra i grandi investitori del comparto, prosegue il FT, si segnalano società finanziarie come Apollo, Brigade Capital e Blue Mountain. Tra i grandi intermediari ci sono Citigroup, il principale operatore, JP Morgan e BNP Paribas. I BTOs, sottolinea ancora il FT, attirano da sempre il mondo degli hedge ma ultimamente hanno iniziato a suscitare interesse anche tra i fondi pensione soprattutto in Canada e in Nuova Zelanda.

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile