FT, USA: tornano i derivati della crisi

Dopo la crisi erano spariti. Oggi sono riesplosi. I derivati garantiti dai mutui subprime emessi nel primo trimestre del 2018 negli Usa sono raddoppiati

Di Matteo Cavallito
Statua della libertà, New York, USA. CC0 Creative Commons da Pixabay.com

Nel primo trimestre del 2018 le emissioni di titoli derivati garantiti dai mutui ad alto rischio di categoria subprime negli Stati Uniti sono raddoppiate su base annuale rievocando così il fenomeno alla base della grande crisi finanziaria di dieci anni fa. Lo riferisce il Financial Times. Le transazioni di subprime mortgage-backed securities completate nei primi tre mesi dell’anno, segnala infatti il quotidiano britannico, ammontano a 1,3 miliardi di dollari contro i 666 milioni registrati nel primo trimestre 2017. Dopo la crisi, scrive il FT, i prestiti ai soggetti a rischio si erano sostanzialmente azzerati; ma negli ultimi due anni «alcune società specializzate hanno iniziato a riproporli cercando di districarsi in una fitta selva di nuove regole studiate per proteggere i debitori e gli investitori in un mercato dei mutui per la casa da 9,3 trilioni di dollari».

Lo scorso anno, i derivati coperti dai mutui subprime emessi sul mercato americano hanno raggiunto quota 4,1 miliardi. Secondo Matt Nichols, Ceo di Deephaven Mortgage – una società di Charlotte, North Carolina, che ha acquistato 2 miliardi di dollari di mutui a rischio rivendendone 1,2 miliardi impacchettati in mortgage-backed securities – le emissioni di questi derivati nel mercato USA dovrebbero raggiungere i 10 miliardi nel 2018. I titoli, precisa il FT, sono classificati genericamente come non-qualified mortgages (non-QM) perché non possono essere acquistati dalle agenzie pubbliche Fannie Mae e Freddie Mac e non possono essere assicurati dalla Federal Housing Administration, l’ente creato nel 1934 in pieno New Deal roosveltiano per assistere i contraenti dei prestiti.

Ad attrarre gli investitori sono i rendimenti offerti che appaiono particolarmente appetibili rispetto a quelli garantiti dal business de rifinanziamento dei mutui, reso a sua volta meno competitivo dall’aumento del costo del denaro generato dal rialzo dei tassi di interesse della FED. Le riforme finanziarie del Dodd Frank Act, sostiene il FT, renderebbero questi titoli meno rischiosi rispetto al passato. Ma i potenziali problemi restano: secondo l’agenzia di rating DBRS, citata ancora dal quotidiano britannico, alcuni titoli non-QM coinvolgono crediti concessi a clienti con un punteggio creditizio molto basso.

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