Energia

Giappone ed emissioni, quale impegno per il dopo-Fukushima?

Tagliare del 20% le proprie emissioni di gas serra rispetto al 2013. Il tutto entro il 2030. Sarà questo, secondo alcune indiscrezioni riportate dal quotidiano Guardian, l’impegno ...

Di Valentina Neri


Tagliare del 20% le proprie emissioni di gas serra rispetto al 2013. Il tutto entro il 2030. Sarà questo, secondo alcune indiscrezioni riportate dal quotidiano Guardian, l’impegno del Giappone.
Per ora si tratta soltanto di voci: l’ufficialità potrebbe arrivare nel corso del G7 che si terrà a giugno in Germania. Altre fonti anonime parlano sempre di un -20% entro il 2030, ma rispetto ai livelli del 2005. Il Giappone è uno dei pochissimi Paesi altamente industrializzati a non aver ancora reso noto il proprio obiettivo in termini di taglio alle emissioni: sono 33 i Paesi che l’hanno sottoposto al Segretariato generale dell’ONU alla fine del mese scorso, compresi Usa, Unione europea e Russia. E i loro propositi sembrano più ambiziosi di quelli del governo nipponico. Gli Usa si sono infatti impegnati a un -26-28% rispetto al 2005 nel prossimo decennio, l’Unione a un -40% entro il 2030 rispetto al 1990.
Ma in Giappone le cose si complicano perché bisogna fare i conti con la pesantissima eredità del disastro di Fukushima del 2011, che ha costretto il governo a riconfigurare radicalmente la propria strategia in campo energetico. Nonostante gli ambientalisti sperassero in un boom delle fonti pulite, le grandi utilities in molti casi si sono affidate ai combustibili fossili per compensare la mancanza dell’energia atomica. E la partita del nucleare è ancora apertissima: si parla infatti di riavviare alcuni reattori, mentre altri sono sulla via dello smantellamento.

Foto di Carlson (Wikimedia Commons)

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile