Grameen Bank, gli Usa auspicano una soluzione di compromesso

In sostegno di Yunus, che da mercoledì scorso non è più alla guida di Grameen Bank, è arrivato il governo di Washington...

Gli Stati Uniti hanno spiegato ieri di auspicare il raggiungimento di un compromesso sulla questione legata al premio Nobel Muhammad Yunus. Il ricorso ai giudici del Bangladesh presentato dal fondatore della Grameen Bank – istituto di credito che fornisce servizi microfinanziari – è stato rigettato. Secondo la magistratura, infatti, il dirigente non avrebbe, a norma di legge, potuto più ricoprire alcuna carica nella banca a causa di sopraggiunti limiti di età. Da mercoledì scorso, dunque il settantenne manager non può più guidare la sua “creatura”, che lo vede al timone dal 1999. Proprio questa mattina, tuttavia, Yunus si è appellato anche alla Corte suprema del suo Paese.

E, nel frattempo, in suo sostegno è arrivato il governo di Washington. Il segretario di Stato Hillary Clinton si era perfino resa disponibile ad incontrare Yunus, al fine di concordare insieme la migliore strategia possibile per convincere i giudici: una “consulenza legale” alla quale lo stesso manager ha poi rinunciato. «Continuiamo a seguire da vicino l’evoluzione della vicenda e confidiamo in un chiarimento tra il governo di Dacca e la Grameen. Speriamo che si possa raggiungere un compromesso che possa garantire l’autonomia e l’efficacia delle attività della banca», ha spiegato un portavoce del dipartimento di Stato, Philip Crowley.

L’interesse degli Usa nel conflitto che da tempo si è prodotto tra le autorità bengalesi ed il “banchiere dei poveri”, e che ultimamente ha subito una vera e propria escalation, è dettato ufficialmente dalla necessità di non mettere in difficoltà un istituto «che gioca un ruolo molto importante nell’organizzazione della società civile nonché per lo sviluppo democratico del Bangladesh», ha aggiunto il portavoce.