Grandi opere, grandi ombre: oggi FCRE al Senato

Cambiano i governi ma non si ferma la corsa alle grandi opere. Sulla loro utilità pubblica, sulle regole del gioco ed i rischi per la ...

Di Martina Valentini
Workers construction of a new building in Almaty Licenza Istock

Cambiano i governi ma non si ferma la corsa alle grandi opere. Sulla loro utilità pubblica, sulle regole del gioco ed i rischi per la democrazia si discuterà domani, 19 dicembre, al Senato (Sala ISMA – P.za Capranica), dalla 15 in una iniziativa promossa da Fondazione Culturale Finanza Etica, Fondazione Lelio e Lisli Basso ISSOCO e Tribunale Permanente dei Popoli.

convegno FCRE su GRANDI OPERE al Senato,   19/12/2016
convegno FCRE su GRANDI OPERE al Senato, 19/12/2016 – CLICCA QUI PER SCARICARE ABSTRACT E PROGRAMMA

Giorno non casuale perché lunedì alla Camera è previsto l’inizio della discussione sulla ratifica parlamentare dell’accordo con la Francia per la realizzazione della contestatissima Tav Torino-Lione, dopo che già il Senato, il 16 novembre scorso si era espresso in modo favorevole.

Ma, nonostante non siano quasi mai presi in considerazione, gli elementi di preoccupazione sull’approccio alle grandi infrastrutture sono numerosi. A dispetto delle emergenze sociali e ambientali che affliggono il nostro Paese, la politica delle Grandi Opere continua ad essere uno degli assi portanti delle programmazione infrastrutturale in Italia, trasversale a tutti i governi e a tutti gli schieramenti. In particolare, il trasporto su gomma resta il fulcro delle scelte di mobilità, nonostante la “cura del ferro” più volte annunciata dal ministro Delrio e contro tutti gli obiettivi europei in tema di trasporti ed emissioni climalteranti.

“L’assenza di analisi indipendenti e confronti realmente partecipati è un difetto di origine di tutte le Grandi Opere in Italia, che finiscono per gravare sul debito pubblico – grazie al meccanismo insidioso del project financing – a vantaggio delle filiera del cemento e dell’asfalto” spiega Roberto Cuda, coautore per Edizioni Ambiente di “Anatomia di una grande opera”.

Il nuovo Codice Appalti ha apportato senz’altro elementi positivi ma non sufficienti: prevede infatti un regime transitorio che consente l’applicazicone delle vecchie norme alle opere già passate al Cipe. Parliamo di infrastrutture per 155 miliardi di euro, senza contare i maggiori poteri affidati al Presidente del Consiglio dalla legge Madia su eventuali ulteriori opere, dimezzandone i tempi di approvazione.

In questo gioco distruttivo c’è un grande assente: il territorio, svuotato del suo potenziale economico, oltre che sociale, ambientale e paesaggistico.

Dei diversi aspetti di preoccupazione connesse con la realizzazione delle grandi opere parleranno Giulio Marcon, parlamentare Sel, Franco Ippolito, presidente del Tribunale Permanente dei Popoli, Alberto Vannucci, docente Università di Pisa, Anna Donati, Green Italia, ex presidente della commissione trasporti al Senato, Stefano Lenzi, responsabile rapporti istituzionali WWF, Alessandra Algostino, docente di diritto costituzionale all’Università di Torino, Edoardo Zanchini, vicepresidente Legambiente, Cesare Vacchelli, comitati no Tibre e Mantova-Cremona, Paolo Berdini, urbanista, assessore all’Urbanistica del Comune di Roma, Tomaso Montanari, storico dell’arte, docente dell’Università di Napoli. Tra gli interventi istituzionali: Loredana de Petris, capogruppo Senato Sinistra Italiana, Monica Frassoni, Co-presidente Partito Verde Europeo, Ermete Realacci (PD), Presidente Commissione Lavori Pubblici alla Camera, Massimo Cervellini (Sinistra Italiana), Vicepresidente Commissione Lavori Pubblici e Comunicazione al Senato, Andrea Cioffi (M5S), Membro Commissione Lavori Pubblici e Comunicazione al Senato.

@lamarty_twi

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile