«Il Green Deal Ue? Irrealistico e insufficiente. Serve una riforma economica radicale»

L'economista britannico Graeme Maxton: la crisi da coronavirus ha dimostrato che si possono imporre freni al sistema economico. Per farlo, utile bypassare le procedure democratiche

L'economista britannico Graeme Maxton è stato dal 2014 al 2018 segretario generale del Club di Roma.

Il Green Deal prospettato dalla Commissione europea? «Non è realistico. Il problema è che tutti vogliono trovare una soluzione semplice, con meno cambiamenti possibili, per poter grosso modo continuare a fare quello abbiamo sempre fatto, continuare a bruciare carburanti fossili in una società che produce e consuma come quella di oggi. Ma la soluzione semplice che ci permetterebbe di continuare a vivere la vita di oggi non esiste, perché stiamo calpestando i limiti della natura».

La strada che conduce a un’economia davvero a basso impatto è lastricata di scomode verità. Come quella sottolineata dall’economista britannico Graeme Maxton, dal 2014 al 2018 segretario generale del Club di Roma, l’associazione di scienziati, umanisti e imprenditori legati dalla comune preoccupazione per la situazione mondiale. Proprio a Maxton sarà affidata l’analisi inaugurale dei Colloqui di Dobbiaco, laboratorio d’idee per una svolta ecologica che torna nel centro altoatesino il 26 e il 27 settembre. Significativo lo slogan di quest’anno: “Never waste a good crisis. Cosa imparare dalla pandemia per affrontare la crisi climatica”. Perché anche da una crisi globale come la pandemia da Covid-19 si possono elaborare gli strumenti necessari per uscirne, individuando al contempo le risposte efficaci alla minaccia dei nostri tempi: i cambiamenti climaticiVariazione dello stato del clima rispetto alla media e/o variabilità delle sue proprietà che persiste per un lungo periodo, generalmente numerosi decenni.Approfondisci.

"Wir werden in den kommenden Monaten Zeuge dessen werden, dass die Kräfte, die darauf drängen, die konventionelle…

Geplaatst door Akademie der Toblacher Gespräche Accademia dei Colloqui di Dobbiaco op Woensdag 26 augustus 2020

Professor Maxton, il cambiamento climatico è ormai un’emergenza acclarata. Ma sembra che la fuga sia ancora la scelta preferita da grande industria e governi mondiali.

Non si può scappare dai cambiamenti climatici. Abbiamo un solo clima. Piuttosto dobbiamo trovare vie d’uscita che ci portino in una situazione più sicura. Dobbiamo renderci conto che è necessaria una svolta radicale nel modo in cui viviamo per ridurre la concentrazione di gas ad effetto serraGas che compongono l’atmosfera terrestre. Trasparenti alla radiazione solare, trattengono la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre, dall'atmosfera, dalle nuvole.Approfondisci nell’atmosfera. È troppo tardi per le mezze misure, occorrono azioni forti e radicali per fermare i cambiamenti climatici.

In due parole: fare sacrifici. Questo significa accettare il deterioramento delle nostre condizioni di vita?

Affermare che non esistono alternative a una riduzione drastica del nostro consumo di energia e materie prime non significa che la vita sarà più primitiva, più dura, meno accettabile. Non esiste nessuna necessità in questo senso. Parliamo di una questione di valori, del valore che attribuiamo allo stare insieme, stare in famiglia, vivere insieme, fare sport, praticare la nostra fede, apprezzare attività non materiali. Se non cambiano gli standard della nostra vita non esiste possibilità di andare avanti.

Aumento popolazione e consumo materie prime 1970-2017.
FONTE: Rapporto Circular Economy Network 2020.

Per la grande trasformazione che ha in mente quali potrebbero essere le forze propellenti? Chi sono i soggetti di questo processo epocale?

Quando le possibili grandi catastrofi climatiche apriranno gli occhi a molta gente sul carattere della crisi, sarà troppo tardi. Quando una grande maggioranza si sarà convinta che i cambiamenti climatici sono un problema serio, sarà troppo tardi. Ma convincere per tempo una maggioranza di persone che dobbiamo cambiare e che questi cambiamenti saranno a loro sfavore è quasi impossibile. Servono regole d’emergenza, si tratta di adottare misure necessarie per salvare tutti noi. Ma è molto difficile farlo nel sistema esistente. Guardiamo la situazione attuale con il coronavirus: i governi sospendono le procedure normali per prendere misure di emergenza. Questo a me sembra un esempio molto positivo anche se arriva in un momento molto difficile.

Le risposte date per rispondere alla pandemia da coronavirus possono essere considerate uno stress test per come immaginare di reagire all’emergenza climatica?

Questa situazione dimostra in positivo che si possono mettere freni al sistema economico se è necessario farlo. Si può impedire alla gente di volare, si possono fermare delle industrie, si possono prendere delle misure drastiche in poco tempo. Il problema che si manifesterà nei prossimi mesi sarà che le forze che spingono per mantenere le dinamiche economiche convenzionali diventeranno più forti per paura di un collasso economico. Da un lato siamo di fronte a un segnale molto positivo, vale a dire che questi cambiamenti radicali sono fattibili, ma dall’altro manca una pianificazione consapevole, non si ragiona in modo dettagliato su come intervenire perché in questa transizione le persone rimangano al sicuro e non soffrano, né di salute né economicamente.

Lei pensa che in situazioni catastrofiche come quella che stiamo vivendo sarebbe possibile trovare soluzioni efficienti sulla base di un’analisi approfondita?

Sono convinto che dobbiamo fare tutti gli sforzi possibili per analizzare la situazione fino in fondo. Dobbiamo imboccare questa strada. Ammettere subito che stiamo di fronte a una situazione estremamente difficile, forse anche impossibile, perché il numero di variabili è molto alto e le conseguenze sono difficili da anticipare. Ma non vedo nessun’altra opzione. Sarebbe molto stupido provare ad attuare i cambiamenti necessari senza una profonda analisi delle conseguenze. Ci vogliono persone con le giuste competenze e la giusta visione nei posti giusti. Non esiste un’alternativa. O proviamo ad andare avanti con le misure necessarie, pur con errori inevitabili, o ci troveremo di fronte a una crisi più grande.

Le conseguenze già osservate dei cambiamenti climatici
Le conseguenze già osservate dei cambiamenti climatici. FONTE: Robert Watson, Peccei Lecture Roma 12.11.2019.

Dove troviamo queste persone con le competenze giuste? Chi le sceglie? Con quale autorità? Pensa sia necessario bypassare le procedure democratiche per mettere in condizione gli esperti di attuare la loro visione?

Esatto. Esistono persone che hanno una buona comprensione scientifica della situazione climatica, ci sono esperti delle dinamiche sociali e delle relazioni internazionali. Persone che vogliono trovare una soluzione lungimirante a un problema molto difficile, senza essere interessati al potere in quanto tale. Abbiamo quindi bisogno di nuove idee, di un nuovo modo di pensare e forse in alcuni casi di metodi meno diplomatici. Si tratta di un’emergenza, non di un transito dolce e facile. Stiamo parlando quasi di una situazione di guerra e abbiamo bisogno di leadership, di persone forti che comprendono che cosa è il meglio per l’umanità.

Per aiutarle in questo compito però non è necessario anche un sostegno consapevole dell’opinione pubblica, a partire dai più giovani?

Sfortunatamente il nostro sistema educativo non ha creato una maggioranza di persone che comprendono a che punto siamo. Quello che ci blocca è che la nostra società decide coscientemente di non cambiare. Conosciamo i problemi e le conseguenze ma prendiamo la decisione di non cambiare.

Secondo lei perché questo accade?

Perché restiamo fermi nel presente, in questo sistema di materialismo e crescita. Il sistema economico ci ha fatto il lavaggio del cervello convincendoci che questo è ciò che noi vogliamo. Rimaniamo immobilizzati in questo sistema, perché il sistema democratico ci ha tradito. Non è riuscito ad attuare l’interesse a lungo termine della maggioranza delle persone. Sono due le istituzioni di base che stanno fallendo: il sistema economico e il sistema democratico. Siamo un po’ come nel ‘400, prima dell’Illuminismo: all’epoca la maggioranza credeva alla Bibbia in senso letterale e condivideva molte idee fondamentalmente sbagliate. La soluzione deve essere cercata lì, nel provare a convincere le persone che ciò in cui credono è sbagliato. Fermiamo prima di tutto i danni in corso e poi pensiamo al futuro, lavorando per un nuovo Illuminismo.