Green washing H&M: dietro le promesse, poco o nulla

Nonostante le promesse fatte all’indomani della tragedia del Rana Plaza dove morirono 1138 persone impegnate a cucire gli abiti di numerosi brand occidentali, c’è chi, ...

Di Martina Valentini
By Ardfern - Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8250138
By Ardfern - Own work,   CC BY-SA 3.0,   https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8250138
By Ardfern – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8250138

Nonostante le promesse fatte all’indomani della tragedia del Rana Plaza dove morirono 1138 persone impegnate a cucire gli abiti di numerosi brand occidentali, c’è chi, a distanza di tre anni, non ha dato concretezza agli impegni presi. É il caso della H&M. Contro il colosso dell’abbigliamento svedese si stanno mobilitando la Campagna Abiti Puliti, l’International Labor Rights Forum e lo nited Students Against Sweatshops che, insieme, hanno deciso di lanciare una mobilitazione internazionale per chiedere all’azienda di impegnarsi realmente a rendere sicure le fabbriche dei propri fornitori in Bangladesh.
Tre gli interventi fondamentali richiesti dalle associazioni: la rimozione di blocchi alle uscite di sicurezza, la rimozione delle porte e delle serrande scorrevoli e l’installazione di porte tagliafuoco e recinzioni alle scale, da realizzarsi entro il 3 Maggio, giorno in cui a Solna, in Svezia, si svolgerà il Annual General Meeting di H&M.
Nonostante siamo passati 36 mesi dalla firma dell’Accordo per la prevenzione degli incendi e la sicurezza degli edifici in Bangladesh, con il quale anche H&M si era impegnata a migliorare le condizioni di lavoro nella sua catena di fornitura, un’analisi sulle misure correttive messe in campo dall’azienda in alcune fabbriche, suoi fornitori strategici, mostra come ad oggi la maggior parte di queste siano ancora sprovviste di uscite di sicurezza adeguate. Per di più, H&M continua imperterrita a promuovere se stessa come azienda “sostenibile” attraverso eventi e campagne dedicate, nonostante le ripetute denunce di abusi sui diritti dei lavoratori: dopo il lancio della “Conscious Exclusive Collection” la settimana scorsa a Parigi, dal 18 al 24 aprile si dedicherà alla promozione della “World Recycle Week”, la stessa settimana in cui gli attivisti commemoreranno i morti del Rana Plaza.
L’estrema urgenza di queste misure è dettata – ricordano le associazioni – da un incendio divampato lo scorso febbraio nella fabbrica Matrix Sweaters Ltd, fornitrice di H&M: poteva essere l’ennesima tragedia e solo il fatto che molti lavoratori non erano ancora arrivati in fabbrica per il loro turno di lavoro lo ha evitato. Il report di ispezione della fabbrica realizzato nell’ambito dell’Accordo ha infatti rivelato come H&M abbia mancato diverse scadenze per eliminare i rischi di incendio e rendere la struttura sicura: centinaia di lavoratori hanno rischiato di rimanere bloccati dentro la fabbrica in fiamme.
Tutte le informazioni alla base della mobilitazione contro H&M sono state raccolte sul sito www.hmbrokenpromises.com, nel quale i consumatori responsabili possono firmare una petizione e scoprire le iniziative che verranno organizzate in tutto il mondo ino al 3 maggio

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile