Finanza etica

Il cybercrime vola in Africa. Quali contromisure?

All’espandersi delle connessioni web si accompagna nel continente africano l’esplosione delle truffe e dei crimini informatici. E non è un pericolo da sottovalutare…

Di Corrado Fontana


 

L’utilizzo di Internet sta crescendo rapidamente in Africa, e con esso anche le potenzialità operative della criminalità informatica, che trova nuovi strumenti e, soprattutto, una nuova platea di potenziali vittime, spesso impreparate. Lo racconta in un lungo reportage il portale web della BBC, che, citando la società specializzata in antivirus & Co. Kaspersky Lab, sottolinea come si siano registrati più di 49 milioni di cyber-attacchi nel continente nel primo trimestre del 2014, soprattutto in Algeria, e poi in Egitto, Sudafrica e Kenya. Eppure secondo un’altra compagnia del settore, la Norton, le attività della criminalità informatica avrebbero colpito ben il 70% dei sudafricani connessi alla rete, contro una media del 50% a livello globale; pesando – dice questa volta McAfee – per 500 milioni di dollari di costi extra sulle società sudafricane.

 

I 54 Stati membri dell’Unione Africana stanno lavorando alle contromisure, cioè ad un quadro giuridico efficace per affrontare la criminalità informatica: a giugno scorso è stata approvata una Convenzione sulla sicurezza informatica e la protezione dei dati che potrebbe per la prima volta dare impulso all’emanazione di leggi di protezione nazionali. E sebbene 15 Paesi non abbiano ratificato ancora la Convenzione, il dibattito è aperto. Soprattutto a proposito dei limiti da porre alla magistratura inquirente per consentire indagini e tutelare la privacy degli utenti.

Foto: Pierre Selim tramite Wikimedia Commons

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