Parte 9

Il database che aiuta la riscossa delle donne in economia

Sui giornali e nei convegni, la presenza femminile è inferiore al 18%. Per ridurre il divario nasce 100esperte.it, un archivio con i curricula delle migliori economiste

Di Emanuele Isonio
Presentazione Progetto 100 Esperte contro gli Stereotipi in economia durante il Festival dell'Economia di Trento

Il paradosso è madornale. E dovrebbe essere fonte di sconcerto per una società che dice di voler rimuovere le differenze di genere e aumentare il peso delle donne nella vita pubblica. Ma evidentemente il soffitto di cristallo che impedisce di ridurre il divario tra maschi e femmine è duro da infrangere. Soprattutto in alcuni settori.

Tre dati per uno scandalo

L’economia è uno di quelli. Bastano tre dati per rendersene conto: le donne laureate in discipline economiche sono il 50% del totale dei laureati. Ma fra i professori ordinari, quelli di sesso maschile sono più dell’80%.

Rapporto maschi – femmine sul totale laureati in Economia e gestione aziendale – Anno 2016. FONTE: Elaborazioni Sole 24 Ore su dati Ministero Istruzione Università e Ricerca

Se poi si considera l’esposizione mediatica delle esperte, il dato è ancor più preoccupante: le fonti femminili in Italia sono appena il 18%, stando ai numeri del Global Media Monitoring Project 2015, il più ampio e longevo progetto di ricerca sulla visibilità delle donne nei mezzi d’informazione.

Come funziona il Global Media Monitoring Project

A interpretare il mondo sono quindi quasi sempre gli uomini. E sono sempre loro che lo spiegano all’opinione pubblica attravero i media. Una disparità che, al di là delle palesi implicazioni etiche, priva l’analisi di un punto di vista diverso. “Spesso le donne economiste hanno un’interesse sull’economia con un forte legame alla vita di tutti i giorni” conferma Gaela Bernini, responsabile scientifica della Fondazione Bracco. “Le loro analisi sono più attente alle politiche familiari e al welfare. Un’economia molto vicina alla vita. Quella più astratta, con modelli econometrici e più lontana dalla realtà sembra essere connessa con un mondo più maschile”. E chissà se, con il loro apporto, gli errori di visione che hanno portato allo scoppio della crisi finanziaria mondiale sarebbero stati quantomeno limitati.

Donne nelle notizie dei media tradizionali in Italia 1995-2015. FONTE: Global Media Monitoring Project (GMMP)

Con la parità di genere, Pil su del 13%

Quello che è certo è che il divario di genere è anche fonte di un freno al Prodotto interno lordo. E il discorso vale per l’Italia come per il resto d’Europa e del mondo. Anche dalla riduzione di quel divario passa la crescita economica di un Paese. Già tre anni fa, uno studio di Goldman Sachs calcolava che riuscire a colmare il gender gap avrebbe comportato un aumento medio del Pil pari al 13%. Negli Stati, in particolare nordeuropei, dove la strada verso la parità è già ben avviata, la crescita prevedibile sarebbe più ridotta. Ma per gli Stati, come l’Italia, dove più ampio è il divario uomo/donna nel mondo del lavoro, poi, l’incremento potrebbe arrivare al 22%.

La crescita potenziale del PIL legata all’eliminazione del gap occupazionale uomo/donna. FONTE: “Gender Inequality, Growth and Global Ageing”, Goldman Sachs

Un database per ridurre il divario

Una possibile medicina contro il problema della sottorappresentazione del pensiero femminile in economia arriva dall’Osservatorio di Pavia. Una banca dati pubblica, disponibile online, per consultare i curricula di decine di economiste italiane tra le più autorevoli, con il profilo completo e i loro contatti. L’archivio, denominato 100esperte.it, è stato pensato insieme all’associazione Gi.U.L.I.A. (Giornaliste Unite Libere Autonome), in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea e la Fondazione Bracco.

Il database di economiste, presentato al 13° Festival dell’Economia di Trento, è pensato in particolare per i giornalisti e gli organizzatori di convegni. Nei panel di relatori infatti, la presenza femminile è sempre minoritaria.”Per ogni esperta, in archivio è contenuto il suo curriculum, i risultati raggiunti, una foto e i contatti per essere facilmente raggiunte” spiega Bernini.

Niente curricula gonfiati

Una precisazione: i curricula pubblicati nell’archivio possono essere frutto di autocandidature. Ma i nomi scelti hanno dovuto passare un controllo. Niente curricula gonfiati, per esser chiari. Ogni riferimento a fatti e persone della cronaca recente è puramente casuale…

“I curricula vengono vagliati rigorosamente. Ci siamo dotati di un comitato scientifico di grande prestigio. abbiamo elaborato dei criteri basati su indici bibliometrici, le pubblicazioni realizzate, la rappresentanza territoriale, il loro impegno sulle differenze di genere”.

Sono state ad esempio selezionate le economiste italiane contenute dentro il database REPEC, che raggruppa le migliori esperte di economia mondiali. Il risultato è un elenco di più di 50 economiste che si aggiungono alle oltre 100 scienziate che già erano state oggetto della prima parte del progetto (dedicato alle donne di scienza) partito 18 mesi fa.

…e un libro per ispirare le esperte del domani

L’archivio dati non è però l’unico strumento pensato nel progetto. A Trento è stato presentato anche un libro (“100 Donne contro gli stereotipi per l’economia”, edizioni Egea). All’interno, storie, emozioni, testimonianze di vita e di lavoro di 100 tra le più autorevoli esperte di economia e finanza che lavorano in Italia  e all’estero.

“Il libro vuole promuovere figure femminili di successo al di là dei classici stereotipi” prosegue Bernini. “Donne che ce l’hanno fatta, persone normali che hanno avuto una famiglia e che con fatica, tenacia, determinazione hanno raggiunto il traguardo che si erano prefissate. Speriamo che facendo conoscere le loro storie possano diventare dei punti di riferimento per le ragazze di oggi, perché abbiano uno stimolo in più a perseguire i propri sogni e la propria strada professionale”.

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