India, 1, 3 miliardi contro i suicidi di contadini

Il governo del’ India ha approvato lo stanziamento di un fondo da 1, 3 miliardi di dollari per assicurare gli agricoltori dai cattivi raccolti e porre un ...

Di Corrado Fontana
Gruppo di donne contadine in India durante il raccolto dei peperoncini (2015). Di Asian Development Bank (48901-014: Spice Value Chain Development in India) [CC BY 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], attraverso Wikimedia Commons
Il premier indiano Narendra Modi
Il premier indiano Narendra Modi

Il governo del’ India ha approvato lo stanziamento di un fondo da 1, 3 miliardi di dollari per assicurare gli agricoltori dai cattivi raccolti e porre un freno all’ondata di suicidi tra i contadini che da anni funesta il Paese. Il nuovo schema assicurativo pubblico dovrebbe permettere a chi lo sottoscrive di riavere l’intero valore del raccolto perduto per un danno di origine naturale pagandone solo l’1, 5%, e – negli intenti dichiarati dallo Stato – dovrebbe contribuire a portare al 50% la soglia di contadini assicurati rispetto all’attuale 23%, specifica un articolo di «The Guardian».

La notizia, tuttavia, denuncia la gravità estrema di quella che è una vera piaga sociale che riguarda migliaia di persone e registra numeri sconvolgenti, anche per un Paese da oltre 1, 2 miliardi di abitanti: le statistiche parlano di 300 mila i suicidi di contadini negli ultimi 20 anni, circa 20 mila nel solo 2015. Un fenomeno di proporzioni enormi, quindi, prodotto da cause molteplici e concomitanti, tra le quali parrebbe però assente o poco influente quella della coltivazione del cotone ogm Monsanto, spesso invece accostata a questa situazione. A spingere gli agricoltori a togliersi la vita sarebbe infatti innanzitutto la crescente improduttività della terra, sempre più difficile da coltivare con profitto a causa dell’alterazione dei cicli dei monsoni e della siccità alternata a piogge copiose e ininterrotte (e in tutto questo il ruolo dei cambiamenti climatici appare non trascurabile). A ciò si aggiungono l’abbattimento dei prezzi di certe materie prime alimentari, l’alcolismo, le tradizioni legate al meccanismo delle doti…

Gruppo di donne contadine in India durante il raccolto dei peperoncini (2015). Di Asian Development Bank (48901-014: Spice Value Chain Development in India) [CC BY 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/2.0)],   attraverso Wikimedia Commons
Gruppo di donne contadine in India durante il raccolto dei peperoncini (2015). Di Asian Development Bank (48901-014: Spice Value Chain Development in India) [CC BY 2.0], attraverso Wikimedia Commons

Tanti fattori che costringono molti agricoltori a indebitarsi e, spesso, a mettere sé stessi e le proprie famiglie in balia dell’ usura, laddove strumenti come microcredito e finanza etica, pur conosciuti, non riescono a dare una risposta adeguata per un bisogno così ampio.

Uno scenario drammatico, quindi, noto e denunciato da diverse ong che operano sul territorio – ad esempio  Actionaid -, in cui la scelta del governo di Narendra Modi giunge però in un generale scetticismo: sia perché una delle accuse rivolte finora alle autorità è proprio quella di offrire miseri risarcimenti complessi da ottenere, e di imporre prezzi minimi troppo bassi per i raccolti, sia perché il fondo da 1, 3 miliardi appare innanzitutto motivato dalla volontà di recuperare consenso politico nella comunità rurale.

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