Inquinare a spese dello Stato. I sussidi anti-ambiente valgono 16,2 miliardi

Gli incentivi che danneggiano il clima superano di mezzo miliardo di euro quelli che lo aiutano. Dito puntato contro sconti fiscali e Iva agevolata

Di Emanuele Isonio

Inquinate pure. A pagare (almeno parte della spesa necessaria) ci pensa lo Stato. Per l’Italia che stringe la cinghia e per i cittadini cui vengono chiesti comportamenti virtuosi per centrare gli obiettivi di riduzione delle emissioni dannose, uno schiaffo in pieno volto. Dal valore di decine di miliardi di euro. La denuncia è messa nero su bianco in un’analisi realizzata dall’Ufficio Valutazione Impatto del Senato, costruito sulla base dei dati contenuti nel primo Catalogo sussidi ambientali realizzato dal Ministero dell’Ambiente. E, tanto per rincarare la dose, un’ulteriore beffa: i soldi erogati per incentivi dannosi per l’ambiente superano di mezzo miliardo quelli per le attività pro-clima.

131 sussidi al vaglio

Il documento ministeriale passa al vaglio ben 131 schemi di sussidio potenzialmente rilevanti sotto il profilo ambientale. Dall’energia ai trasporti, dall’agricoltura alle voci che godono di IVA agevolata.

Tipologia di sussidi esaminati nel Catalogo dei sussidi ambientali 2018

Enorme il loro valore finanziario complessivo (basato sui dati 2016): 41 miliardi di euro. Pari al 2,5% del Prodotto interno lordo. Ma solo meno della metà sono stati destinati a iniziative dall’impatto ambientale positivo. In particolare:

  • 16,2 miliardi di euro sono state destinate a 57 forme di sussidio considerate dannose per l’ambiente.
  • 15,7 miliardi hanno incentivato 46 sussidi favorevoli all’ambiente.
  • 5,8 miliardi sono andati a sussidi dall’impatto ambientale “incerto”.
  • 3,5 miliardi infine hanno incentivato una misura considerata neutrale.
Valore dei sussidi dannosi, favorevoli, incerti e neutri per l’ambiente suddivisi per categoria di sussidio. FONTE: Catalogo 2017 dei sussidi ambientali
Valore dei sussidi per classe ambientale. FONTE: Catalogo 2017 dei sussidi ambientali.

Chi guadagna dall’inquinamento incentivato?

«Il Catalogo permette di migliorare la trasparenza sui sussidi in Italia» spiegano gli analisti del Senato. «Ma rende evidente la necessità che nel nostro Paese sia effettuata una valutazione ambientale preventiva dei sussidi, ovvero in fase di predisposizione delle norme, in particolare in materia di fiscalità».

E infatti proprio da detrazioni, Iva agevolata, esenzioni, crediti di imposta arriva la manna dal cielo per gli inquinatori. La quasi totalità dei sussidi dannosi per l’ambiente (più del 97%) è costituito infatti da sconti fiscali (che hanno tra l’altro un valore di 22 miliardi di euro, a fronte di 19 miliardi di sussidi diretti). Appena il 3% è dato da trasferimenti diretti.

Dal catalogo quindi «emerge un’evidenza secondo cui il ricorso alle agevolazioni fiscali renderebbe piu facile varare provvedimenti in contrasto con l’ambiente – denunciano gli autori – mentre il ricorso ai trasferimenti diretti favorirebbe un loro indirizzamento in coerenza con gli obiettivi ambientali». Il ricorso a incentivi diretti piuttosto che indiretti non è quindi indifferente rispetto all’impatto ambientale dell’agevolazione. È infatti dannoso il 71% delle spese fiscali esaminate (solo il 5% sono favorevoli, il resto incerte). Sono invece utili all’ambiente i ¾ dei sussidi diretti esaminati nello studio (a fronte del 2% di incentivi dannosi).

Le fonti fossili brindano…

E se si va a guardare quale sia il sussidio più oneroso ecco saltare fuori le fonti fossili: circa 5 miliardi ogni anno (che salgono a sei se si include anche l’IVA) vengono persi a causa del differenziale di accisa tra benzina e gasolio nel trasporto auto passeggeri.

Sussidi energetici per ordine di importo. FONTE: Catalogo 2017 dei sussidi ambientali.

In parole povere: imporre accise più basse sul diesel rispetto alla benzina fa perdere allo Stato, ogni 12 mesi, una cifra che sarebbe stata sufficiente a ripianare il buco della Sanità della Regione Lazio (era pari ad “appena” 4 miliardi nel 2012 ed è stato appianato solo dopo anni di sacrifici dei cittadini e politiche di spending review imposte dalle giunte regionali).

Perdita di gettito dal mancato allineamento dell’accisa sul gasolio al livello della benzina. FONTE: Catalogo 2017 dei sussidi ambientali.

La disparità di accisa sarebbe giustificata dalla maggiore efficienza energetica del motore diesel. Ma questa motivazione, osservano gli estensori del rapporto, «non giustifica di per séquesta differenza di trattamento. Essa, infatti, dipende dall’effettiva caratterizzazione del parco circolante auto a gasolio rispetto a quello a benzina – per cilindrata, composizione di età e consumi chilometrici medi dei modelli. Inoltre, occorre tener conto non solo dei consumi energetici e delle emissioni di CO2, ma anche delle emissioni d‘inquinanti atmosferici nocivi per la salute».

Più in generale, è comunque il settore dell’energia ad assorbire la maggior parte dei sussidi che fanno male all’ambiente: il 72% del totale, pari a 11,6 miliardi.

Valore dei Sussidi dannosi per l’ambiente, divisi per settore al quale sono destinati. FONTE: Catalogo 2017 dei sussidi ambientali.

…e l’agricoltura intensiva anche

Se l’attenzione si concentra invece sui sussidi diretti, i più numerosi, tra quelli dannosi, sono rintracciabili in agricoltura. A partire da quelli erogati a beneficio di attivitàdi allevamento intensivo.

Il Catalogo individua aiuti nemici per l’ambiente anche nell’ambito del regime di IVA agevolata al 4% e al 10%: in questa fattispecie rientrano, tra gli altri, l’agevolazione IVA al 4% per i fertilizzanti azotati e l’IVA al 10% per l’acqua e le acque minerali, per l’energia elettrica consumata dalle utenze domestiche e dalle imprese agricole e manifatturiere, per il gas metano per uso domestico, per i prodotti fitosanitari inclusi insetticidi ed erbicidi. «L’agevolazione riduce lo stimolo di prezzo a consumi piu efficienti di prodotti direttamente o indirettamente dannosi per l’ambiente, producendo un impatto ambientale negativo» spiega l’analisi.

Valore dei principali sussidi a favore dell’ambiente in agricoltura. FONTE: Catalogo 2017 dei sussidi ambientali.

Risultati impressionanti ma tuttavia ancora parziali. I tecnici del ministero dell’Ambiente infatti non hanno analizzato tutte le aree di spesa. Leggi di spesa comunitarie, nazionali e regionali dovranno essere in futuro analizzate, per poter quantificare l’impatto ambientale dei relativi sussidi. All’appello mancano molti settori: gli aiuti diretti di competenza di ministeri diversi dall’ambiente (sviluppo economico, infrastrutture e trasporti, turismo) inclusi quelli erogati attraverso le Regioni; i fondi strutturali utilizzati nei programmi operativi nazionali (PON) e regionali (POR); i sussidi impliciti (ad esempio le agevolazioni sul pagamento delle royalties).

Uno strumento per migliorare le scelte del legislatore

L’elenco e la quantificazione dei sussidi considerati dannosi per l’ambiente non è però un’attività fine a sé stessa. È certo uno strumento informativo al servizio di chi ha il compito di formare le politiche pubbliche. «L’analisi svolta si configura come una sorta di verifica dell’impatto ambientale dei sussidi vigenti» si legge nello studio.

Valore dei sussidi favorevoli all’ambiente. FONTE: Catalogo 2017 dei sussidi ambientali.

Ma i suoi risvolti possono essere di ben altra portata. A partire da uno stimolo a ripensare il complesso reticolo di incentivi concessi, non di rado in modo irrazionale, da Stato e Regioni. «Il sistema di Governo puòconsiderare diverse opzioni di intervento, che vanno dall’ipotesi di rimuovere gradualmente il sussidio dannoso puntando a recuperare il gettito per altri utilizzi (anche all’interno del settore interessato, per minimizzare eventuali impatti sulla competitività internazionale), all’ipotesi di una semplice riforma del sussidio, confermandone l’esborso finanziario ma introducendo requisiti ambientali per la sua erogazione».

Il ragionamento che sta dietro a tale consiglio è facilmente comprensibile: «poichélo Stato, per ogni misura di sussidio, affronta delle spese o rinuncia ad un gettito, appare ragionevole condizionare le modalitàdi fruizione del sussidio alla riduzione delle esternalità negative per la collettivita».

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