Ambiente

”Italia, in 50 anni svanito il 30% di superficie agricola”

di Emanuele Isonio Su una superficie nazionale di 30 milioni di ettari, ancora negli anni Sessanta 18 milioni erano adibiti a usi agricoli. Oggi siamo scesi a 12, 5 ...

Di Corrado Fontana
Agricoltura e coltivazionni di frutta e verdura, uva. Foto da Terra Madre Salone del gusto 2016, Slow Food
Biodiversità è semi e varietà di coltivazioni. Foto da Terramadre Salone del gusto 2016,   Slow Food
Biodiversità è semi e varietà di coltivazioni. Foto da Terra Madre Salone del gusto 2016, Slow Food

di Emanuele Isonio

Su una superficie nazionale di 30 milioni di ettari, ancora negli anni Sessanta 18 milioni erano adibiti a usi agricoli. Oggi siamo scesi a 12, 5 milioni. Dove sono andati i 5 milioni e mezzo perduti? «In gran parte si tratta di terreni agricoli nelle aree marginali che sono stati abbandonati e riguadagnati al bosco. Ma quasi un milione e mezzo sono stati cementificati». Ad affermarlo è Mario Catania, ex ministro dell’Agricoltura del governo Monti, intervenuto alSalone del Gusto Slow Food di Torino.

Per tentare di porre un freno a un fenomeno che rischia concretamente di danneggiare i diritti delle future generazioni, il Parlamento sta esaminando il disegno di legge sul contenimento del consumo di suolo e sul riuso del suolo edificato. Il testo è stato approvato alla Camera nel maggio scorso e ora è in discussione al Senato. Ma le opposizioni alla sua definitiva approvazione non mancano: «Ci sono resistenze fortissime – denuncia Catania – provenienti da un lato dal mondo della filiera edilizia, dall’altro da quello che definisco il “partito degli amministratori locali”. Spesso gli enti locali sono spinti a fare cassa con gli oneri di urbanizzazione, trattando il suolo soltanto come una superficie da occupare».

Ma il guadagno che (forse) arriva agli enti locali nell’immediato si ripaga, con gli interessi, nel futuro. «L’Istat calcola in 61 miliardi i costi che il nostro Paese deve subire per far fronte al dissesto idrogeologico. E c’è una chiara sovrapposizione tra il crescere dei danni e quello del consumo di suolo», spiega Laura Puppato, senatrice Pd, relatrice dell’attuale ddl in Senato. Per di più, spesso le costruzioni sono inutilizzate. Case ma non solo: «Su 31 milioni di abitazioni censite – aggiunge Puppato – senza considerare quindi gli abusi che in alcune regioni arrivano a quasi il 50% del costruito, ben tre milioni e mezzo sono costituite da case vuote. A queste vanno aggiunti gli edifici industriali dismessi e degradati».

Con un diverso approccio all’uso del suolo nazionale, avrebbe tra l’altro da guadagnare anche il mondo dell’edilizia. «La grande sfida dei prossimi cinquant’anni – conclude Catania – dovrebbe quindi essere la ricostruzione del Paese non attraverso il consumo di nuovi suoli, ma con il recupero e il risanamento delle aree già costruite. Un processo che può coinvolgere a pieno titolo l’edilizia».

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