L’Islanda teme l’esodo dei capitali

Il Paese dovrà eliminare prima o poi le barriere alla circolazione dei capitali ma il rischio, avverte Bloomberg, è che la sfiducia degli stessi islandesi produrre ...

Reduce dall’improvviso dietro front sull’ipotesi di ingresso nella Ue, l’ Islanda continua a fronteggiare il rischio di una fuga dei capitali. Ma a voler abbandonare l’isola non sono solo i noti hedge funds visto che sulla linea di partenza sembrano essersi collocata ormai anche un’altra categoria di investitori e risparmiatori: i cittadini islandesi. È l’allarme lanciato da Bloomberg in questi giorni evidenziando un problema tuttora irrisolto per un Paese non ancora pienamente ripresosi dopo il famigerato default finanziario del 2008.

 

Dalla storica bancarotta nazionale, che ha portato al salvataggio e al taglio unilaterale del debito dei tre principali istituti bancari dell’isola, il governo locale ha imposto un controllo sui capitali esteri impedendo agli investitori stranieri di cedere gli assets detenuti in Islanda. Il controvalore di questi ultimi, ricorda l’agenzia, ammonta a 7, 2 miliardi di dollari, circa la metà del Pil nazionale. Pressata in tal senso dal Fmi, l’Islanda dovrà eliminare prima o poi le barriere alla circolazione dei capitali ma il rischio, avverte Bloomberg, è che la sfiducia degli stessi islandesi nelle prospettive economiche della nazione possa produrre un esodo di massa dei capitali. Sebbene secondo l’ Ocse l’economia nazionale sia destinata quest’anno a crescere del 2, 7% e il debito pubblico sia sceso a quota 82% del Pil, il Paese mantiene un debito privato elevatissimo caratterizzato da un controvalore pari al 436% del prodotto interno.