Ambiente

La biodiversità parte dal seme, su Valori marzo

Biodiversità in un miscuglio di semi, da qui il cuore del progetto di Aiab ColtiviAMO BIOdiversità  che vi raccontiamo in un’approfondimento da leggere su ...

Di Corrado Fontana
Un campo coltivato. Ron Nichols / Photo courtesy of USDA Natural Resources Conservation Service., attraverso Wikimedia Commons
"Le molte vie delle biodiversità",   da Valori 136,   marzo 2016
Estratto da Valori 136, marzo 2016

Biodiversità in un miscuglio di semi, da qui il cuore del progetto di Aiab ColtiviAMO BIOdiversità  che vi raccontiamo in un’approfondimento da leggere su Valori di marzo,  ormai nelle filiali di Banca Etica, in molte edicole milanesi e nelle mani dei lettori abbonati (o di tutti quelli che lo acquisteranno tra domani e domenica a Milano, alla fiera della sostenibilità, Fa’ la cosa giusta!).

Un approfondimento in cui abbiamo ascoltato la voce dei ricercatori e degli agronomi, ma soprattutto degli agricoltori bio, che stanno provando a riappropriarsi del loro mestiere dall’inizio alla fine, dalla creazione del proprio seme coltivato secondo i dettami dell’ agricoltura biologica, scambiato liberamente coi “colleghi”, scoprendo che le rese dei loro raccolti possono aumentare – e di molto – senza ricorrere ai prodotti venduti dalle grandi società sementiere padrone dell’ agribuiness.

Ecco l’esperienza con i miscugli di semi di Giuseppe Li Rosi, dell’azienda agricola Terre Frumentarie di Raddusa (Ct), che conta circa 200 ettari, 100 a frumento, di cui 30 a grano tenero.

«4 o 5 anni fa Salvatore Ceccarelli, attraverso la Rete Semi Rurali, mi ha consegnato 4 o 5 chili di semente, un miscuglio con centinaia di varietà di grano tenero e incroci. Lo semino e vedo che comincia ad adattarsi: alcune varietà scompaiono mentre altre si adattano meglio al mio areale di produzione. Al secondo anno mi accorgo che questa semina produce di più di tutti gli altri grani che coltivavo e coltivo in azienda: se gli altri producevano 20-22 quintali per ettaro, questo al terzo anno me ne fa 29; al quarto anno mi accorgo che l’incremento di produzione arriva fino a 40 quintali, grazie all’adattamento al clima, all’ambiente, al terreno, attivato dall’ampia varietà interna al miscuglio, che trasforma la semente in una sorta di liquido, che si adegua alle caratteristiche del “contenitore”.

Il miscuglio permette un controllo delle infestanti sia sopra il terreno che in profondità: in superficie grazie alle diverse altezze del frumento, con varietà ora più alte ora più basse, e poi sotto terra, visto che le spighe diverse emettono radici a differenti profondità, occupando un’area più ampia e impedendo alle infestanti di propagarsi. Non solo. La varietà delle altezze delle spighe fa si che le più basse sostengano le più alte in caso di vento o pioggia, mentre le più alte difendano le più basse dalle infestanti.

Un’altra particolarità notata è di carattere tecnico: le farine prodotte da questo miscuglio danno ottimi risultati dal punto di vista reologico (la reologia studia gli equilibri raggiunti nella materia deformata per effetto di sollecitazioni, ndr), si vede in laboratorio e al mulino, con ottime rese, e al panificio, perché questa farina viene usata per migliorare gli impasti fatti con farine locali a basso contenuto di glutine: questa farina da forza agli impasti senza però creare particolari reazioni allergiche e intolleranze, forse proprio perché la varietà dei semi apporta una varietà di impatti secondo la varietà delle molecole di glutine».

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