Debito, anche la Cina ha un problema: da 5,8 trilioni di dollari

A Pechino il debito cresce più rapidamente del Pil. I governi locali hanno pendenze nascoste per 40mila miliardi di Yuan. Nuovi default dietro l'angolo

Di Matteo Cavallito
Una banconota da 100 yuan (13 euro). Il debito cinese vale circa 2.000.000.000.000 volte tanto (29,6 trilioni di dollari). Foto: Junjiewu99 Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

La Cina deve fare i conti con un debito occulto da 5.800 miliardi di dollari accumulato negli anni dai suoi governi locali. Lo ha denunciato nei giorni scorsi un rapporto dell’agenzia di rating Standard & Poor’s, che prefigura una preoccupante ondata di default per le aziende pubbliche della seconda economia del mondo.

I toni usati, per altro, non sono certo rassicuranti: il debito – che in valuta locale ammonterebbe a 40mila miliardi di yuan – viene paragonato a «un iceberg» e la metafora “titanica” è scontata. Il problema, ovviamente, risiede nelle coperture, troppo esigue – suggerisce il rapporto – per offrire sufficienti garanzie. Da qui la crescita del rischio bancarotta che coinvolgerebbe direttamente i veicoli finanziari dei governi locali (local government financial vehicles, LGFVs).

Ondata di default in arrivo

Per anni le amministrazioni hanno finanziato i grandi progetti infrastrutturali con l’emissione di bond. Ma il rallentamento della crescita ha indotto il governo centrale a imporre un freno sui collocamenti. I dirigenti locali hanno scelto quindi la strada delle LGFVs, aziende pubbliche che si occupano di raccogliere i fondi per la realizzazione dei progetti.

Ma ora che Pechino ha nuovamente alzato la voce, l’ipotesi che le società di fundraising finiscano per essere lasciate sole con il loro debito diventa sempre più concreta. E i declassamenti vengono di conseguenza.

Tianjin, 15 milioni di abitanti, quarta area metropolitana della Cina. Nella municipalità, sostiene S&P, ci sarebbero diverse aziende pubbliche a rischio default. Foto: Pixabay CC0 Creative Commons Libera per usi commerciali Attribuzione non richiesta

Nel 2018, soltanto tre aziende statali hanno fatto default sui propri bond, ma un peggioramento della situazione è più che probabile.

«In alcune province come Yunnan, Tianjin e Guizhou ci sono società pubbliche che non riescono a stare dietro alle scadenze sui prestiti» si legge nel rapporto.

Quelle caratterizzate da un più alto livello di debito a breve termine e da una scarsa capacità di rifinanziamento, rileva ancora S&P, saranno ovviamente le prime a cadere. I nodi, insomma, stanno venendo al pettine. E il mercato, ovviamente, non perdona nulla.

Il debito è un opinione

L’ammontare del debito, in ogni caso, non è noto con esattezza, anche perché le amministrazioni provinciali – che non lo riportano direttamente a bilancio – sono poco propense a comunicarlo. Per questo S&P parla di cifre “nascoste”, la cui stima non può essere particolarmente precisa. Tra l’ipotesi più soft (30mila miliardi di yuan) e la valutazione più ampia (i già citati 40mila) ballano 1,5 trilioni di dollari, una cifra immensa.

Nello scenario peggiore, l’accumulo delle pendenze occulte farebbe crescere la stima complessiva del debito pubblico cinese fino a quota 60% del Pil, 13 punti percentuali in più rispetto al dato diffuso da McKinsey (47% dopo il primo semestre 2017).

Investitori preoccupati

Per gli investitori – pare superfluo aggiungerlo – non sarebbe certo un bel biglietto da visita. Soprattutto in una fase critica come quella odierna, con Pechino impegnata a fronteggiare la guerra commerciale con gli Stati Uniti. «I mercati sono sempre più preoccupati in merito alla sostenibilità del debito cinese e dei crescenti rischi finanziari» ha dichiarato, ripreso da Bloomberg, il capo economista della divisione cinese di Citigroup Hong Kong, Liu Li-Gang.

il presidente Usa Donald Trump e l’omologo cinese Xi Jingping con le rispettive first lady, Melania e Peng Liyuan. Foto: The White House public domain

Debiti privati: dal 18 al 49% in 10 anni

Fino alla metà degli anni ’80, tutti i prestiti passavano attraverso la People’s Bank of China (PBoC), responsabile di volta in volta di finanziare i progetti approvati dalle autorità centrali.

Successivamente la banca centrale ha lasciato campo libero a nuove istituzioni finanziarie: banche di investimento, compagnie assicurative, società di leasing e, ovviamente, le stesse banche straniere. Il boom economico, infine, ha aperto la strada ai finanziamenti per i privati.

Negli ultimi dieci anni, il debito delle famiglie cinesi è passato dal 18% al 49% del Pil, un dato inferiore alla media globale (59% secondo la rilevazione di MicKinsey) ma superiore, per fare un paragone, al dato italiano (41%, in lenta ma costante diminuzione dal 2010).

Cina in affanno. Pechino e le banche nella trappola dei debiti

Ma la parte del leone, ovviamente, la fanno sempre le imprese che lo scorso anno registravano pendenze per 19mila miliardi di dollari, più o meno il 163% del Pil.

La crescita del debito totale (Stato, aziende, famiglie) in Cina: 2000-17. Fonte: MGI Country Debt database; McKinsey Global Institute analysis (accesso a ottobre 2018), nostre elaborazioni. Dati al 1° semestre 2017.

La somma dei dati (Stato, cittadini, aziende) fa quasi 30mila miliardi di biglietti verdi, equivalenti al 256% del prodotto nazionale, contro il 158% di dieci anni prima. Il debito cinese, in altre parole, continua a crescere più rapidamente rispetto all’economia. Un problema irrisolto, che desta oggi sempre maggiori preoccupazioni.

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