Finanza etica

La Corte Suprema boccia l’Argentina. E apre la strada al default

Il massimo tribunale Usa conferma l'obbligo di pagamento sul debito in mano ai creditori che non hanno accettato la ristrutturazione del debito. Adesso a Buenos ...

Di Matteo Cavallito


Niente da fare per l’ Argentina. La Corte Suprema Usa ha rigettato le richieste di appello da parte di Buenos Aires confermando, de facto, le sentenze già emesse da due tribunali federali americani che avevano ordinato al Paese di pagare il prezzo pieno sui bond sovrani in mano ai creditori che non avevano accettato la ristrutturazione debitoria. Lo riferisce la stampa americana. La decisione segna così la vittoria del fondo Elliott Management che undici anni fa aveva acquistato a prezzo ridotto un cospicuo ammontare di titoli svalutati avviando in seguito una battaglia legale per ottenere il pagamento di circa 1, 4 miliardi di dollari da Buenos Aires (vedi Valori, febbraio 2013).

 

Dopo la bancarotta del 2001, l’Argentina aveva avviato il processo di ristrutturazione del debito offrendo ai creditori la possibilità di sostituire le obbligazioni in default con nuovi titoli di credito. L’operazione ha coinvolto il 92% circa dell’ammontare complessivo del debito in circolazione. La decisione della Corte Suprema conferma ora l’obbligo di Buenos di Buenos Aires di rimborsare i creditori “dissidenti”. Un onere che secondo gli avvocati della nazione sudamericana ammonterebbe complessivamente a 15 miliardi di dollari, oltre la metà delle riserve di valuta estera del Paese (pari attualmente a 30 miliardi di biglietti verdi). Di fronte a questa situazione, avevano prospettato alla vigilia della sentenza gli stessi legali, l’Argentina “dovrebbe affrontare obiettivamente un serio ed imminente rischio default”.

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