La mappa delle crisi bancarie

Ci sono le alterne vicende di una lunga sequela di istituti bancari a dimostrare quanto sia davvero difficile scampare alle conseguenze che scelte scriteriate e ...

Di Emanuele Isonio

Ci sono le alterne vicende di una lunga sequela di istituti bancari a dimostrare quanto sia davvero difficile scampare alle conseguenze che scelte scriteriate e crisi economica producono sulla stabilità del settore creditizio. Sono almeno trenta le nazionalizzazioni di questa lista. Punte di un iceberg di un mondo globalizzato, nel quale le crisi bancarie sistemiche ormai non risparmiano nessuno.
Le hanno provate gli Stati europei (quasi tutti una volta, per alcuni anche il bis), l’America (dagli Usa fino allo Stretto di Magellano, col Canada e pochi altri fuori dell’elenco). Ma anche il continente africano dal Marocco fino al Madagascar, e poi i big asiatici.
Uno studio di due ricercatori del Fondo monetario ha calcolato il salasso che i crack bancari hanno prodotto alle rispettive collettività. E sono spesso danni a due cifre percentuali. Ci sono casi eclatanti, come l’Irlanda che ha dovuto subire una riduzione della crescita del 106% o l’Islanda il cui debito pubblico è cresciuto del 72% rispetto al Pil. Ma il quadro è generalmente sconfortante ovunque. Per l’Italia una crescita ridotta del 32% e debito su dell’8,6%. Serve qualcos’altro per decidere di invertire finalmente la rotta?


Questa mappa si trova nel numero di marzo di Valori, acquistabile online in versione digitale.

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