La ripresa Usa? Un affare per pochi

L'80% dell'incremento della Pil statunitense registrato dal 2008 in avanti è finito nelle mani de 20% più ricco del Paese. La spesa annuale media dei più poveri, contemporaneamente, ...

La recessione americana (tecnicamente almeno due trimestri consecutivi di contrazione del Pil) è terminata ufficialmente nel giugno del 2009. Da allora, la ricchezza prodotta nel Paese ha ripreso a crescere e, conseguentemente, ad essere distribuita. Ma la diffusione di quest’ultima è stata profondamente iniqua se è vero che nel periodo 2008-12, il 20% più ricco del Paese si è portato a casa l’80% dell’incremento complessivo. Il 20% più povero, contemporaneamente, ha visto ridursi ulteriormente la propria ricchezza. Lo segnala il Wall Street Journal riprendendo l’ultima analisi del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti.

Nel dettaglio, riferisce lo United States Department of Labor, la spesa annuale pro capite del 20% più ricco è aumentata di 2.300 dollari tra il 2008 e il 2012 concentrandosi in particolare su salute, trasporti e istruzione. Quella del 20% più povero si è ridotta di 150 dollari. Il tema, nota il Wall Street Journal, resta di stretta attualità. Negli Usa si parla in modo insistente di aumento del salario minimo come strumento di riduzione del divario retributivo ma la proposta trova un’ampia opposizione nel fronte repubblicano che lamenta il rischio di una perdita dei posti di lavoro associata a tale misura. Di recente, un’analisi di Bloomberg ha parzialmente smentito la connessione evidenziando proprio l’esperienza delle politiche di salario negli Stati americani. Il FMI, ricorda ancora il quotidiano Usa, ha sottolineato il peso negativo della disuguaglianza sulla crescita mondiale.