La tutela del territorio si fa “dolce”: ecco il miele amico delle foreste

Unire certificazioni biologiche, certezza della provenienza e valorizzazione degli storici boschi locali, habitat ideale per prodotti ad altissimo valore aggiunto. Da un alleanza tra Rigoni ...

Non c’è solo il profumo di sottobosco a rendere importante una foresta. Non è solo quella fragranza inebriante di corteccia, muschio, terra umida a giustificare la tutela delle nostre aree boschive. O la presenza di numerose specie animali tra i suoi alberi. Né è questione solo di motivazioni ambientali e del suo prezioso ruolo nella riduzione di CO2. Anzi, la storia che stiamo per raccontare, a Longarone durante la prima Festa della Foresta organizzata da Veneto Agricoltura e Longarone Fiere Dolomiti, ha il gusto inconfondibile del miele. E dimostra che boschi ben tutelati e ben gestiti possono essere una straordinaria occasione di reddito. Anche in settori non strettamente connessi con la filiera del legno.  Lo scenario è quello, unico, del Cansiglio e della sua foresta che unisce idealmente il Veneto al Friuli: il suo microclima e le sue straordinarie risorse naturali, note da secoli alle comunità locali, vengono da decenni sfruttate dagli apicoltori veneti che vi portano i loro alveari per produrre eccellenti mieli monoflora: lampone e melata di abete e faggio. Un nomadismo apistico radicato. Ma disordinato e per molto tempo lasciato all’iniziativa dei singoli.

 

UN BANDO PER SFRUTTARE 500 ALVEARI –  Il cambio di passo avviene l’anno scorso, quando l’azienda regionale delle foreste lancia un bando per la gestione e lo sfruttamento dei 500 alveari collocati nell’area. A vincere è l’Apat, la maggiore associazione di apicoltori locali. Uno snodo cruciale per un altro progetto che intanto era in gestazione: commercializzare un miele che potesse essere davvero unico al mondo. Per almeno tre motivi: perché dotato di certificazione biologica, di un marchio distintivo di una zona di produzione ben delimitata e riconoscibile. E per di più proveniente da una foresta che da anni gode della certificazione Pefc, segno di gestione forestale sostenibile. Un progetto ambizioso che Veneto Agricoltura e Apat stavano elaborando insieme alla Rigoni di Asiago, marchio storico nella produzione di marmellate e mieli.  “Per dare valore a un territorio bisogna saper valorizzare tutte le produzioni che esso ospita” spiega Andrea Rigoni, ultimo di tre generazioni di produttori, che si occupa di api e miele fin da piccolo, sulla scia di suo nonno Antonio. Il territorio diventa così elemento di marketing: “Un miele frutto di una filiera certificata, legato a un territorio prezioso per la comunità locale e famoso per la sua salubrità ha per noi un forte potenziale di commercializzazione. Il progetto ci è piaciuto subito. Anche perché al Cansiglio siamo legati da un grande affetto”. In base all’accordo, Rigoni acquisterà oltre cinque quintali di miele biologico da due apicoltori dell’Apat e lo potrà vendere con il marchio del “Miele del Cansiglio”. I primi barattoli saranno sugli scaffali entro fine anno.

 

UN PROGETTO “WIN WIN” –  Un tipico esempio di iniziativa in cui non ci sono sconfitti ma solo vincitori. Vincono gli apicoltori che possono valorizzare il loro lavoro. Vince un’azienda italiana da anni impegnata nel biologico. Vincono le comunità locali, che vedono trasformare il proprio territorio in un valore aggiunto per le loro produzioni. Vincono i decisori pubblici, assai utili quando dimostrano lungimiranza e capacità d’azione (“Tutto questo non sarebbe stato possibile se gli organismi pubblici non si fossero impegnati a sbloccare le piccole e grandi questoni burocratiche”, ammette Rigoni). E poi, ovviamente, vince l’ambiente. Perché, come fa notare Giustino Mezzalira, direttore della Sezione Ricerca e Gestioni agroforestali di Veneto Agricoltura, “habitat ed ecosistemi che hanno dimostrato di avere un valore economico sono evidentemente molto più difficili da distruggere”.