Finanza etica

Le banche globali? Costano troppo…

La permanenza – ormai di lungo, lunghissimo periodo – di tassi di interesse ai minimi e la contemporanea pressione esercitata dai regolatori per l’incremento dei capitali ...

Di Matteo Cavallito
La filiale di RBS a Jersey, Isole del Canale. Foto: Man vyi (Wikimedia Commons)
La filiale di RBS a Jersey,   Isole del Canale. Foto:  Man vyi  (Wikimedia Commons)
La filiale di RBS a Jersey, Isole del Canale. Foto: Man vyi (Wikimedia Commons)

La permanenza – ormai di lungo, lunghissimo periodo – di tassi di interesse ai minimi e la contemporanea pressione esercitata dai regolatori per l’incremento dei capitali di riserva impattano sulle banche di tutto il mondo costringendo queste ultime a perseguire consistenti tagli sui costi. Un’operazione, quest’ultima, che potrebbe tradursi in una riduzione della spesa nell’ordine del 30-40% del totale. Lo sostiene un’analisi pubblicata in questi giorni dal portale specializzato The Banker.

“Attualmente – si legge in un articolo che cita i dati dello stesso database interno thebankerdatabase.com – le 50 maggiori banche del Pianeta hanno un rapporto costi/ricavi che oscilla tra il 26 e il 107%. Ma i primi 12 istituti dell’elenco (ovvero quelle con i costi relativi più bassi, ndr) si trovano tutti in Cina dove l’elevato livello di ricavi mantiene i costi sotto controllo. La migliore delle banche europee è Santander (42%), le peggiori Credit Suisse con il 92%, Deutsche Bank con il 98% e Royal Bank of Scotland (RBS) 107%”.  La soluzione? Non concentrarsi sul taglio del personale e delle divisioni bensì ripensare al modello di business. In questo senso, scrive The Banker, “il duro lavoro è appena iniziato”.

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