Ambiente

Istituzioni alleate contro la Mafia dei boschi

Il ministero dell'Agricoltura e l'Agenzia beni confiscati firmano protocollo per gestire in modo più efficace terre e aziende agricole tolte alle mafie

Di Martina Valentini
Area di bosco dopo un incendio: alberi bruciati e terreno coperto di cenere. By Camillo Ferrari (Archivio Camillo F.) [GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html) or CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

Un’alleanza interistituzionale per contrastare le mafie e difendere i terreni e le aziende agricole confiscate. A sottoscrivere il Protocollo d’Intesa questa mattina presso la sede del palazzo dell’Agricoltura a Roma sono stati i vertici del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf), l’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (AGEA) e l’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC).

Beni confiscati: il 29% sono aree agricole

In Italia un terzo dei beni immobili confiscati e restituiti alla collettività è costituito da terreni. Parliamo di 3.800 aree agricole a fronte di un totale di 13.141 beni immobili. Di questi circa 7mila sono in gestione ANBSC. Numeri importanti in un Paese in cui le aree rurali rappresentano oltre il 90% della superficie territoriale nazionale e contribuiscono alla formazione del valore aggiunto nazionale nella misura di circa il 50%.

Il protocollo, che rappresenta un ulteriore tassello del percorso di collaborazione intrapreso dal Ministero con l’Agenzia dei Beni confiscati già dal 2015, intende facilitare una più efficiente gestione dei terreni e delle aziende agricole confiscate. Incentivando la condivisione del patrimonio informativo, l’intesa ha una portata strategica poiché consente di conoscere e di conseguenza valorizzare il patrimonio fondiario che in questi anni è stato soggetto a sequestro e confisca proprio grazie allo scambio dei dati di cui ciascun soggetto dispone.

Sarà inoltre possibile mettere in campo le azioni necessarie per prevenire eventuali frodi connesse a un utilizzo improprio dei fondi comunitari ricadenti sui terreni o sul patrimonio dell’azienda agricola oggetto di sequestro e confisca.

L’intesa raggiunta oggi fa parte di un percorso di consapevole riappropriazione di beni che devono essere restituiti alla collettività” commenta il viceministro delle Politiche agricole, Andrea Olivero. “Ricollocare un bene confiscato ha un notevole livello di complessità, basti solo pensare alla pluralità di soggetti necessari per una sua corretta gestione. Allo stesso tempo, dobbiamo sostenere e accrescere il riconoscimento del valore sociale ed economico del bene stesso dal momento della sua rinascita. Per questo ritengo che la rete attivata oggi possa contribuire al rafforzamento dei principi etici e legali. Infine voglio sottolineare la stretta connessione tra i beni confiscati in agricoltura e l’agricoltura sociale come nuova forma di coalizione, di solidarietà e anche modello di welfare nelle aree rurali. È questo l’obiettivo che ho da sempre sostenuto nel mio mandato governativo, già con la promozione della Legge 141/2015 e con le attività dell’Osservatorio dell’Agricoltura Sociale”.

Viceministro Olivero: “Un messaggio di legalità contro gli incendi dolosi”

Nel dettaglio il Protocollo avvia alcune azioni di rilievo come l’aggiornamento del database di Agea con i dati delle confische dei terreni (per la sospensione e l’eventuale recupero delle erogazioni non dovute). Previsto anche l’arricchimento della conoscenza da parte dell’ANBSC delle caratteristiche specifiche dei terreni confiscati e delle colture associate per la programmazione delle destinazioni. L’agenzia per la gestione delle imprese agricole confiscate potrà accedere direttamente al fascicolo aziendale e saranno divulgati i dati specifici dei terreni ai fini dell’incentivazione da parte degli enti territoriali (e altri aventi diritto) alle richieste di destinazione.

Questo Protocollo – ha aggiunto Olivero – è un ulteriore messaggio di legalità e presenza che le istituzioni danno nei confronti di tutte le mafie agricole e ambientali, che spesso agiscono nelle aree interne del nostro Paese, quelle più deboli dove più forte è l’abbandono. Penso al dramma degli incendi dolosi, agli interramenti di rifiuti tossici, al taglio abusivo dei boschi. Come molte volte avviene, con l’abbandono cala il silenzio e si crea lo spazio per le speculazioni, le infiltrazioni malavitose e talvolta anche per dannosi scempi ambientali. Per contrastare tutto questo vi è la strada dei controlli e quella del rafforzamento dell’economia legale. In questa direzione – ha concluso il viceministro – ho lavorato durante il mio mandato per giungere alla promulgazione di un Testo Unico Forestale, che uniformi le regole, rafforzi la professionalità dei lavoratori del settore e assicuri un mercato pulito e redditizio al legno certificato italiano. Da lì è nata la nuova Direzione Foreste presso il ministero, guidata dall’ex vicecapo del Corpo Forestale Alessandra Stefani. Passi concreti, che richiedono ora continuità”.

@lamarty_twi

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