Speculazione

L’evasione uccide: 3,7 miliardi di Big Pharma nascosti nei paradisi fiscali

Oxfam rivela: Pfizer, Merck, Johnson & Johnson e Abbott attraverso 359 sussidiarie hanno sottratto miliardi di tasse in molti Stati mondiali. Per l'Italia, ammanco da 270 milioni

Di Emanuele Isonio
CC0 Public Domain da Pixabay.com

Pfizer, Merck & Co, Johnson & Johnson e Abbott Laboratories. Per i consumatori medi italiani, sono i produttori del Polase, del Brufen, della linea cosmetica Neutrogena. Ma non solo: sono i “padri” anche di numerosi farmaci salvavita che i cittadini (e le casse pubbliche) di molti Stati mondiali pagano profumatamente. Medicinali che, proprio per i loro prezzi, spesso non sono invece fruibili nei Paesi in via di sviluppo. Ad aggiungere beffa al danno ci pensa un’analisi della ong internazionale Oxfam che mostra come, a fronte di profitti stellari (nel decennio 2006-2015 i quattro big del settore farmaceutico hanno fatto segnare un volume di ricavi pari a 1.800 miliardi di dollari), le tasse pagate siano molto inferiori al dovuto.

Una rete di 359 società sussidiarie

Per essere precisi: 3,7 miliardi di dollari dei quattro colossi sarebbero finiti nei paradisi fiscali. Una strategia che farà senz’altro felici gli azionisti senza scrupoli delle società, ma che «mette a repentaglio la salute dei cittadini, privando i governi di risorse erariali che potrebbero essere investite nei sistemi sanitari pubblici e compromettendo la possibilità di accesso ai farmaci essenziali per milioni di persone».

Big Pharma: tasse pagate e tasse evase
Confronto tra tasse pagate e nascoste nei paradisi fiscali dalle 4 case farmaceutiche analizzate nel rapporto Oxfam

L’amara constatazione è contenuta nel rapporto Prescription for poverty. Sotto la lente degli analisti finanziari di Oxfam sono finiti i bilanci consolidati depositati dalle società capogruppo negli Usa. Accanto ad essi però sono stati esaminati i bilanci pubblici di 359 sussidiarie dei 4 gruppi in 19 Paesi nel triennio 2013-2015.

«Abbiamo riscontrato tracce di un potenziale trasferimento di profitti da Paesi a fiscalità medio-alta verso giurisdizioni dal fisco agevolato» spiegano i ricercatori di Oxfam. In parole povere: per qualche “strano” motivo, gli utili delle quattro aziende sono molto più alti nei Paesi dove il livello di tassazione imposto è decisamente risibile mentre negli altri Stati i guadagni sfiorano lo zero.

Per Big Pharma guadagni quasi solo nei paradisi fiscali

Tanto nelle economie avanzate esaminate (Australia, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Nuova Zelanda, Regno Unito, Spagna) quanto nei mercati emergenti e paesi in via sviluppo (Cile, Colombia, Ecuador, India, Pakistan, Perù e Tailandia) i margini medi degli utili di Pfizer, Merck & Co, Johnson & Johnson e Abbott al lordo delle imposte sono risultati estremamente bassi, rispettivamente del 7% e del 5% nel triennio 2013-2015.

In altre parole, nei Paesi analizzati l’utile lordo è stato di appena 7 e 5 centesimi per ogni dollaro fatturato. Eppure, su scala globale, i quattro colossi hanno dichiarato alla SEC, la Consob statunitense, profitti annui che raggiungevano in alcuni casi il 30% dei ricavi.

Dove sono finiti i profitti mancanti? Se n’è trovata traccia in quattro paradisi fiscali societari. Tre dei quali sono nell’Unione europea: Belgio, Irlanda, Paesi Bassi e Singapore. Oxfam ha riscontrato in tali Paesi margini medi di profitto prima delle imposte pari al 31%.

Confronto tra i profitti di Big Pharma nei paradisi fiscali e negli altri Stati
Dove dichiara profitti Big Pharma? Confronto tra i margini di profitti di Pfizer, Johnson & Johnson, Merck e Abbott dichiarati nei paradisi fiscali, negli Stati in via di sviluppo e nelle economie avanzate. FONTE: Oxfam – Prescription for Poverty

Per l’Italia, un ammanco da 270 milioni

«Stimiamo che il potenziale trasferimento degli utili verso giurisdizioni a fiscalità agevolata possa aver comportato perdite fiscali complessive per le economie avanzate pari a 3,7 miliardi di dollari all’anno nel triennio 2013-2015» si legge nel rapporto.

Un bel gruzzolo che ha danneggiato anche le casse pubbliche italiane: per il nostro Paese, in cui il margine di utili pre-imposte è risultato in media del 6%, la sotto-contribuzione fiscale da parte dei 4 colossi potrebbe aver causato un ammanco annuo da 270 milioni di dollari.

Soldi sufficienti a vaccinare 2/3 delle ragazze contro l’HPV

Nei contesti più vulnerabili dei 7 Paesi in via di sviluppo esaminati, la stima delle perdite erariali si è attestata a 112 milioni di dollari all’anno. Che cosa si potrebbe fare con quella cifra?

Costi vaccinazione contro papilloma virus
Che cosa si potrebbe fare con i soldi sottratti alle casse pubbliche dalle 4 case farmaceutiche? Vaccinare contro l’HPV due ragazze su tre nei Paesi emergenti. FONTE: Oxfam – Prescription for Poverty

Per rimanere nell’ambito sanitario, quei soldi sarebbero sufficienti a vaccinare 10 milioni di ragazze contro il Papilloma virus, responsabile del tumore alla cervice uterina, una delle neoplasie più letali, che uccide una donna ogni 2 minuti. Quasi il 90% dei decessi riguarda donne residenti nei Paesi in via di sviluppo.

200 milioni di dollari all’anno in attività di lobby

«I governi devono agire con decisione nel contrasto agli abusi fiscali societari e alla conseguente privazione sistematica delle casse degli Stati di risorse indispensabili per potenziare gli investimenti nei servizi pubblici come la sanità» osserva Elisa Bacciotti, direttrice delle Campagne di Oxfam Italia. «È altresì fondamentale porre una battuta d’arresto all’agguerrita corsa globale al ribasso in materia di fiscalità d’impresa, a partire da un contrasto ai paradisi fiscali che ne sono l’estrema rappresentazione. Al nostro governo chiediamo di sostenere misure di maggiore trasparenza societaria in UE, come un’efficace rendicontazione pubblica paese per paese, per conoscere l’operatività e il livello di contribuzione fiscale dei colossi multinazionali in ogni Paese in cui operano».

Cosa provocano le strategie di Big Pharma? Le testimonianze dagli ospedali indianiCambiare rotta è indispensabile. Ma non è facile senza interventi decisi sia a livello nazionale sia internazionale. Certo, Big Pharma non sta con le mani in mano per difendere i propri interessi. Lo evidenzia la quantità di investimenti in lobbisti a tutela dei propri interessi in materia fiscale e sanitaria e per il rafforzamento delle proprie posizioni commerciali.

Numeri che non conoscono rivali tra le imprese di altri settori. Solo in ambito statunitense – ricorda Oxfam – sono spesi ogni anno 200 milioni di dollari l’anno e schierati 1500 lobbisti. Un esercito in grado di condizionare l’intero spettro politico statunitense. Tra quelle farmaceutiche protagoniste del rapporto, Pfizer è in seconda posizione per la spesa per, seguita da Johnson & Johnson, (6a posizione), Merck & Co, (7a) e Abbott (13esima).

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