Londra, giro di vite per le banche straniere?

La Prudential Regulation Authority (PRA) ha proposto una serie di norme per le banche straniere operanti nel Regno Unito. Previste sostanziali novità rispetto al passato.

Sono protagoniste della piazza finanziaria, operano su tutti i principali mercati e gestiscono asset per 2, 4 trilioni di sterline (2.900 miliardi di euro), praticamente il 160% del Pil del Regno Unito. Eppure, allo stato attuale, rischiano di non trovare più asilo nello storico salotto buono della finanza internazionale: la City londinese. È quanto accadrebbe oggi alle filiali delle banche straniere operanti nel Regno Unito che rischiano ora di chiudere in assenza di un adeguamento alla nuova regolamentazione proposta dalle autorità britanniche.

 

La Prudential Regulation Authority (PRA), primo supervisore del sistema bancario di Sua Maestà, ha proposto una serie di norme per le banche straniere operanti nel Regno Unito. Un aspetto, fa notare il Telegraph, che costituirebbe una sostanziale novità. In passato, infatti, gli istituti stranieri potevano entrare nel mercato britannico attraverso la costituzione di filiali che erano tenute a rispettare soltanto le regole imposte nel Paese d’origine. Se le proposte fossero approvate, le filiali dovrebbero fornire informazioni aggiuntive che permettano di valutare il loro eventuale impatto sul sistema finanziario britannico in caso di problemi. La Pra, inoltre, sarebbe autorizzata a revocare le licenze qualora emergessero preoccupazioni sulla solidità delle attività finanziarie condotte nel Paese d’origine. L’ipotesi di stretta regolamentare dovrà in ogni caso tenere conto dell’ambizione espressa dal Governo Uk di incrementare l’afflusso di investimenti esteri nella City, un obiettivo emerso chiaramente nei recenti colloqui tra l’esecutivo di Londra e le banche cinesi.