Lotta alla disoccupazione, il Trentino vara il nuovo “reddito di attivazione”

Se la pubblica amministrazione funziona, i cittadini probabilmente vivono meglio e possono contare su più servizi: pochi giorni fa, l’Ufficio studi della Cgia di ...

Di Martina Valentini

Se la pubblica amministrazione funziona, i cittadini probabilmente vivono meglio e possono contare su più servizi: pochi giorni fa, l’Ufficio studi della Cgia di Mestre ha eletto quella trentina come l’amministrazione più virtuosa d’Italia. Per una coincidenza temporale, a distanza di 72 ore, al ministero del Lavoro a Roma è stato firmato un accordo che permette alla Provincia Autonoma di Trento di erogare, esempio finora unico in Italia, un reddito ai disoccupati che si aggiunge a quello previsto dall’ INPS e allarga la platea dei beneficiari: potranno goderne i cittadini residenti con un indicatore ISEE fino a 8mila euro (per l’assegno Inps il tetto è fermo a 5mila) e potrà richiederlo anche chi non ha figli a carico o ha meno di 54 anni (altri due requisiti previsti dalla normativa statale). Una forma di sostegno già nota tra le valli trentine (l’esperienza nasce nel 2014) come “ Reddito di attivazione” ma che è stata ridisegnata dopo l’introduzione dei nuovi ammortizzatori sociali contenuti nel Jobs Act nazionale.
“I nostri disoccupati – spiega il vicepresidente della Provincia Autonoma di Trento, Alessandro Olivi a margine della firma di ieri – nel momento in cui concluderanno il percorso dell’indennità di disoccupazione dello Stato avranno un sostegno ulteriore al proprio reddito, maggiore di altre realtà italiane, finanziato esclusivamente con risorse territoriali. Avranno una tutela più lunga, più intensa, che li aiuterà ad avere più protezione nella ricerca di una nuova opportunità di lavoro”.
Il nuovo Reddito di attivazione si affianca agli altri ammortizzatori sociali voluti dall’amministrazione trentina, dopo aver ricevuto la delega dallo Stato nel 2009: il Reddito di continuità in favore dei lavoratori sospesi dal lavoro; il Reddito di qualificazione, per i giovani lavoratori che vogliano ottenere un titolo di studio e il Reddito di garanzia, a sostegno delle famiglie povere. Una sorta di laboratorio alla quale guardano anche altre amministrazioni locali e lo stesso Stato centrale con l’obiettivo di verificare la realizzabilità di una qualche forma di reddito di cittadinanza (vedi VALORI 130 di Luglio 2015).
“Questa scelta si integra con il lavoro che stiamo realizzando a livello nazionale cercando di costruire una rete universale di difesa da povertà e per l’inclusione sociale” sottolinea il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ricordando l’esigenza che le forme di sostegno al reddito, nazionali o locali, rispondano a due criteri: la condizionalità del sussidio (“la logica dell’attivazione prevede che ognuno debba prendersi la propria responsabilità attivandosi nella ricerca di un nuovo lavoro”) e della produzione di opportunità, tassello imprescindibile “se vogliamo inclusione e se vogliamo evitare emarginazione”.

@lamarty_twi

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