Materie prime, troppo spazio alla speculazione

Gli attuali limiti di posizione nel mercato dei contratti derivati sulle materie prime sono “semplicemente troppo alti”.

Le contrattazioni al Chicago Board of Trade. Foto: Jeremy Kemp, dominio pubblico, Wikimedia Commons

Gli attuali limiti di posizione nel mercato dei contratti derivati sulle materie prime sono “semplicemente troppo alti”. Lo sostiene Ann Berg, ex direttrice del Chicago Board of Trade, la principale piazza di scambio di titoli futures al mondo, ripresa dal portale specializzato Agrimoney.com. I limiti in questione identificano l’esposizione massima che un singolo operatore è autorizzato a detenere su un certo tipo di contratto di acquisto differito (future, forward, opzione etc.) che abbia come sottostante una certa materia prima per una certa data di consegna. In passato, ha ricordato la Berg, il limite si collocava a 600 contratti mentre oggi si sarebbero raggiunti livelli “equivalenti all’ammontare delle importazioni di alcuni Paesi”. Una situazione che favorisce la volatilità dei prezzi creando, verrebbe da aggiungere, evidenti distorsioni di mercato.

“È più difficile per i produttori fare una valutazione dal momento che i prezzi di mercato variano così rapidamente” ha precisato la Berg. Sul banco degli imputati finiscono così le operazioni speculative favorite dall’accumulo di titoli i cui movimenti possono influenzare ampiamente i prezzi. Per quanto le vicende degli ultimi anni dimostrino in modo piuttosto chiaro come nel medio lungo periodo i fattori del mercato fisico – la domanda e l’offerta, ovviamente – riescano a prevalere sugli effetti speculativi garantendo così la formazione di un prezzo “corretto” (vedi Valori n. 122, ottobre 2014), la forte volatilità sperimentata dai mercati delle commodities alimentari (e non solo) ha evidenziato al tempo stesso come le transazioni sul fronte dei derivati siano in grado di produrre forti distorsioni nel breve periodo.