Medici d’urgenza: le domande in caso di calamità

Case distrutte, vite spezzate: dopo gli ultimi, drammatici, avvenimenti naturali che hanno coinvolto l’Umbria, la SIMEUP (Società di medicina d’emergenza e urgenza pediatrica) ...

St. Benedict's Cathedral in the ancient city of Norcia is seen following an earthquake in central Italy, October 31, 2016. REUTERS/Remo Casilli TPX IMAGES OF THE DAY

Case distrutte, vite spezzate: dopo gli ultimi, drammatici, avvenimenti naturali che hanno coinvolto l’Umbria, la SIMEUP (Società di medicina d’emergenza e urgenza pediatrica) ha scelto Foligno come sede del proprio Congresso Nazionale. Obiettivo: manifestare alla popolazione colpita la vicinanza del mondo ospedaliero e accademico e fare il punto sulle maxi emergenze pediatriche in caso di terremoto. Il corso di approfondimento e il congresso, appena concluso a Foligno, sono stati rivolti all’assistenza al bambino in caso di disastri e calamità naturali, allo scopo di di creare una solida base di formazione per tutti coloro che cercano novità tecniche e procedure organizzative finalizzate a ottimizzare l’assistenza in modo capillare.

“In caso di calamità naturali di questa portata, le categorie più a rischio sono ovviamente le più deboli: bambini e anziani – spiega Riccardo Lubrano, presidente SIMEUP – e, dato che il nostro tema sono i bambini, non potevamo non centrare il congresso su questo. Il titolo scelto serve a focalizzare l’attenzione su un fattore importante: le emergenze cominciano prima di tutto sul territorio e poi, nei casi più gravi, si spostano in ospedale. Quando ci sono popolazioni terremotate, le masse vanno prima di tutto selezionate attraverso il triage, ed è dunque importantissima l’azione dei servizi territoriali, ovvero di tutti coloro che intervengono nelle situazioni di maxi emergenza”.

I temi congressuali si sono orientati a fornire linee guida accreditate, così da favorire, soprattutto tra i giovani, comportamenti non auto-referenziati, ma solidamente basati sulla letteratura scientifica.

“Intervenire in un’area rurale con gravi emergenze – continua Lubrano – non è uno scherzo, e se il terremoto avviene in inverno, con neve e condizioni climatiche particolarmente avverse, è ancora peggio. Dunque la prima cosa da chiedersi è: il Paese è realmente preparato? Ci sono singole aree, strutture, persone, depositi di farmaci adatti a far fronte alle primissime ore post-sisma, in attesa dei soccorsi? Se si rompe un acquedotto, se una madre non ha latte per il bambino, c’è modo di far fronte all’emergenza? In molti Paesi stranieri le città e i piccoli centri possiedono depositi dove vengono conservate le scorte fondamentali: acqua, farmaci di base, farmaci tarati sulla popolazione che vive nella zona (per diabetici, malati rari, etc), coperte termiche. Non è facile combattere il fenomeno naturale, così come non è facile affrontare il trauma post-terremoto e i suoi danni psicologici: di questo e molto altro parleremo durante il congresso SIMEUP”.

La tre giorni ha riservato anche uno spazio alla discussione del decreto Gelli, “disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”, per analizzare le ricadute sull’attività ambulatoriale del pediatra di libera scelta e ospedaliero e del medico di pronto soccorso.