Medici e infermieri stranieri, la sanità ringrazia

Il Servizio Sanitario Nazionale compie 40 anni, le differenze regionali sono ampie ma gli esperti mondiali lo promuovono: “costa poco e permette di curare tutti”. È quanto ...

Di Martina Valentini
Foto via Wikimedia Commons

Il Servizio Sanitario Nazionale compie 40 anni, le differenze regionali sono ampie ma gli esperti mondiali lo promuovono: “costa poco e permette di curare tutti”. È quanto emerge da una delle analisi del Dossier di Valori luglio e agosto (disponibile qui). Ma il Sistema è sostenibile anche grazie alle professionalità   di origine straniera che non solo lavorano in modo armonico in Italia con i colleghi italiani, ma contribuiscono sensibilmente alla crescita economica e allo sviluppo della cooperazione dell’Italia. A evidenziarlo sono le statistiche presentate dall’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) assieme alla Confederazione internazionale unione medica euro mediterranea – Umem e al Movimento internazionale “Uniti per unire”.

Secondo queste analisi, i professionisti stranieri nella sanità in Italia sono in tutto 62mila dei quali 18mila medici, 37.500 infermieri, 2.500 farmacisti, 3.500 fisioterapisti e 500 psicologi. La maggior parte di loro lavora nelle strutture private per l’impedimento della partecipazione ai concorsi pubblici che richiedono l’obbligo della cittadinanza italiana oppure comunitaria.
I laureati di origine straniera che decidono di restare in Italia dopo il diploma universitario sono circa il 40% del totale dei laureati in Italia e versano regolarmente i loro contributi agli albi professionali, all’Enpam e all’Inps per esercitare.

I rappresentanti di Amsi ed Umem sostengono che “negli ultimi quattro anni si registra un aumento del ritorno di questi professionisti nei Paesi di origine, in particolar modo in Libano, Giordania, Romania, Albania, nei Paesi Europei, Africani e Sudamericani, per motivi economici o familiari. Oltre a ciò si registra anche un aumento della richiesta da parte dei professionisti italiani che chiedono di poter svolgere degli stage o di esercitare all’estero”. . L’analisi di Amsi e Umem accredita le dichiarazioni degli ultimi giorni di Tito Boeri, presidente dell’INPS che in Parlamento ha affermato “Abbiamo calcolato che sin qui gli immigrati ci hanno regalato circa un punto di Pil di contributi sociali a fronte dei quali non sono state loro erogate delle pensioni. Il confronto pubblico dovrebbe incentrarsi su come inserire gli immigrati stabilmente nel nostro mercato del lavoro regolare. L’integrazione nel mercato del lavoro contribuirebbe anche a migliorare la percezione che gli italiani hanno degli immigrati”.

@lamarty_twi

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