Mercati emergenti, è allarme riserve

L’attacco speculativo alle valute dei Paesi emergenti sta provocando un autentico terremoto nei mercati valutari costringendo le economie più a rischio a intraprendere operazioni ...

L’attacco speculativo alle valute dei Paesi emergenti sta provocando un autentico terremoto nei mercati valutari costringendo le economie più a rischio a intraprendere operazioni di sostegno alle valute nazionale. Quando una moneta perde di valore, la banca centrale che la emette inizia ad acquistarne quantità crescenti sul mercato utilizzando proprio la valuta estera in riserva. In questo modo crea artificialmente un aumento della domanda provocando un apprezzamento della valuta. Ma questa strategia, inevitabile a fronte della crisi in corso, rischia di diventare sempre più complicata di fronte a un fenomeno particolarmente preoccupante: il rischio contrazione delle riserve estere.

 

A lanciare l’allarme, in questi giorni, è stata un’analisi dell’agenzia Reuters. Nel corso del 2013 le riserve estere dei Paesi emergenti sono cresciute del 5%, “una crescita contenuta – scrive l’agenzia – rispetto a quelle espansioni annuali comprese tra il 20 e il 30% osservate tra il 2003 e il 2007” senza contare i tassi di crescita annuale “del 10-20% visti tra il 2009 e il 2011”. La crescita media, insomma, sta rallentando pericolosamente. Ma il vero problema, forse, è che qualcuno se la passa ancora peggio.

 

È il caso, tra gli altri, dell’ Argentina dove l’ammontare delle riserve non ha soltanto smesso di crescere ma è addirittura diminuito: tra dicembre e gennaio, le riserve di Buenos Aires sono calate del 7, 5% mentre il decremento su base annuale sfiora il 34%. In Turchia, l’ammontare della valuta estera nelle casse dello Stato è rimasta sostanzialmente invariata nel corso dell’ultimo anno (+0, 7%) ma nell’ultimo mese Ankara ha sperimentato un calo del 6, 5%. Male anche la Russia, andata incontro a una contrazione sia su base mensile (-2, 5%) che su base annuale (-6%). Qui il grafico riassuntivo.