Ambiente

Il fiume più inquinato da plastica? È a due passi da Manchester

Il triste primato del Tame river: conta 500.000 frammenti microplastici per metro quadro. Superato del 50% il precedente record di un fiume in Sud Corea

Di Matteo Cavallito
Microplastiche in mare nei pressi delle isole Azzorre. Foto: Raceforwater wikimedia commons

Il primato, per ora, spetta a un tratto del fiume Tame – da non confondere con il Tamigi (o Thames) – identificato nei pressi della cittadina di Denton, a pochi chilometri da Manchester. Ma la sensazione, per non dire la certezza, è che il record possa essere aggiornato a breve, quando nuove misurazioni, qua e là nel Pianeta, porteranno alla luce livelli di inquinamento ancora più elevati.

È quanto emerge dall’ultima ricerca dell’Università di Manchester sulle microplastiche, uno dei principali elementi di contaminazione delle acque di tutto il mondo. Pressoché invisibili – con un diametro inferiore al millimetro – ma maledettamente insidiose, le particelle sono una minaccia a tutti i livelli della catena alimentare: dai pesci che le ingeriscono scambiandole erroneamente per “cibo”, agli esseri umani che se le ritrovano inconsapevolmente nel piatto. L’allarme è noto da tempo. Ma la portata del problema, sostiene la ricerca, sarebbe in realtà superiore alle stime attuali.

Mezzo milione di microplastiche per metro quadro

L’indagine, realizzata da un’équipe di studiosi dell’Università di Manchester guidata dalla ricercatrice Rachel Hurley e pubblicata sulla rivista Nature Geoscience, ha corretto al rialzo i dati delle rilevazioni precedenti.

Nel tratto più inquinato del fiume Tame, in particolare, i ricercatori hanno individuato una concentrazione di microplastiche pari a mezzo milione di particelle per metro quadro nella parte superiore del letto del fiume, ovvero dalla superficie a una profondità massima di 10 centimetri. Il dato evidenzia la peggior contaminazione mai registrata nel mondo, superando di oltre 50 punti percentuali il precedente record registrato in Corea del Sud.

Per gli scienziati la conclusione è inevitabile: la presenza di microplastiche nelle acque del Pianeta – valutata oggi in 5 trilioni di particelle – è ampiamente sottostimata.

I rischi per la salute umana, scrive il Guardian, non sono » si sospetta che le particelle di plastica possano intrappolare sostanze tossiche capaci, proprio grazie alle micro dimensioni dei loro “contenitori”, di entrare direttamente in circolo nel sangue.

«Non sappiamo dove sia il 99% dei rifiuti plastici»

Interpellato dallo stesso quotidiano britannico, il ricercatore dell’Università di Utrecht, Erik van Sebille (che non ha collaborato all’indagine), si è detto «non sorpreso» dai risultati dello studio, concordando con gli autori sulla necessità di alzare le stime sui livelli di contaminazione globale. «Il problema – ha dichiarato al quotidiano inglese – è che non sappiamo dove sia il 99% della plastica. È sulle spiagge? Sui fondali? Negli organismi marini? Prima ancora di poter pensare a come ripulire, dovremo prima sapere come è distribuita la plastica». Una notizia è certa: dal 1950 ad oggi la produzione di plastiche è cresciuta di 214 volte. E non è certo una buona notizia.

Produzione plastiche a confronto 1950-2015
Plastica prodotta nel mondo: dal 1950 è cresciuta di 214 volte. FONTE: PlasticsEurope

 

 

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