Parte 5
Lobby

I milioni delle lobby che frenano le riforme antiplastica di Bruxelles

I re della chimica spendono 32 milioni di euro l'anno per frenare le leggi Ue più scomode e minare la credibilità delle autorità indipendenti

Di Emanuele Isonio

Venti volte più numerosi degli europarlamentari. Poco meno della metà di tutti i dipendenti dell’Unione europea (uscieri compresi). Bruxelles e le altre città che ospitano le istituzioni comunitarie brulicano di lobbisti. Un esercito di 15mila persone pagato per difendere gli interessi delle grandi aziende, delle associazioni di categoria, ma anche di Ong, sindacati, associazioni ambientaliste, per i diritti umani o per la tutela dei consumatori.

Nulla di vietato. Tutt’altro. Il più delle volte il loro lavoro avviene in una trasparenza cui l’Italia è poco avvezza. Ma quello dei lobbisti è un fattore spesso sottovalutato quando si deve spiegare l’iter che porta all’approvazione di regolamenti e direttive europee. La loro abilità di azione (e relazione) riesce a far rallentare (o, al contrario, velocizzare) il processo legislativo ed è capace di influenzare i contenuti delle leggi.

I chimici amano il lobbismo

Il settore della chimica, che ha interessi enormi e diretti sul tema plastiche, non fa differenza. Anzi, è tra i più impegnati nel lobbismo. Sia in termini di persone coinvolte che di soldi investiti.

Basta spulciarsi un po’ i dati, peraltro tutti pubblici, farsi due conti e capire la potenza di fuoco della lobby dei produttori plastici. A perorarne la causa a Bruxelles e Strasburgo, oltre ovviamente ai rappresentanti delle singole società come la tedesca Basf o la francese Total SA, o l’Italiana Eni, c’è una rete di associazioni di categoria. Plastic Europe, Europen (l’organizzazione europea per gli imballaggi e l’ambiente), European Plastic Converters, Plastic Recyclers Europe, The European Chemical Industry Council (meglio nota come CEFIC). Ognuna col suo manipolo di lobbisti accreditati e budget a disposizione. Quanti? Un viaggetto nel database di Lobbyfacts.eu chiarisce le idee.

Tutte insieme hanno speso l’anno scorso più di 32 milioni di euro per azioni di lobby, attraverso 666 lobbisti (di cui 64 accreditati presso l’Europarlamento). Attività che sono valsi oltre 120 incontri con commissari o capi delle direzioni generali della Commissione Ue (gli incontri con personale di rango inferiore non è invece conteggiato).

I LOBBISTI DELLA PLASTICA NELLA UE

Azienda o associazione

Spese per azioni di lobby

Lobbisti accreditati al Parlamento europeo

Lobbisti totali

Incontri con esponenti Commissione Ue

CEFIC

12,3 MLN €

26

76

66

Total SA

10 MLN €

0

500

0

ExxonMobil

3.75 – 4 MLN €

6

13

21

BASF

3.3 MLN €

10

19

19

Plastic Europe

1,5 – 1,75 MLN €

8

16

16

ENI

1 – 1,25 MLN €

7

9

36

European Plastic Converters

400.000 €

0

3

6

EUROPEN

50 – 100.000 €

3

15

12

Plastic Reyclers Europe

25 / 50.000 €

4

15

7

DATI TOTALI

32,325 MLN – 32,9 MLN €

64

666

128

 

A guidare il gruppo c’è CEFIC che da sola ha sborsato più di 12 milioni di euro. Una cifra enorme, che è valsa all’associazione che riunisce l’industria chimica europea la testa della classifica di chi spende di più per lobby nelle istituzioni Ue.

La top ten delle associazioni che spendono di più per lobby nelle istituzioni Ue – Fonte: Lobbyfacts.eu

Tra l’altro gli investimenti in lobbisti di CEFIC sono in crescita repentina negli ultimi anni. Tanto da essere raddoppiati in appena un quinquennio.

CEFIC – Andamento delle spese per lobby nella Ue – anni 2010/2017. FONTE: Lobbyfacts.eu

Per gli ambientalisti, un terzo del budget

Sul fronte opposto, le associazioni e le Ong ambientaliste non stanno certo con le mani in mano. Ma i budget a loro disposizione non si avvicinano nemmeno lontanamente a quelli a disposizione delle corporation. “Il settore privato può contare su più organizzazioni di lobby nella Ue, spende di più e impiega più lobbisti di Ong e sindacati” rivela un’indagine di Lobbyfacts. “L’analisi del numero di lobbisti che operano al Parlamento europeo mostra infatti che le grandi industrie ne usano il 60% in più della società civile. Se poi si considerano le consulenze di lobby, allora il divario cresce ancor di più”.

Qualche numero: le quattro principali sigle ambientaliste per le attività di lobby (in tutte le campagne che hanno seguito, dal clima alle fonti fossili fino al consumo di suolo o all’agricoltura) hanno speso attorno ai 7 milioni di euro. Tra quattro e cinque volte meno di quello a disposizione del comparto chimico unicamente per i temi relativi alle limitazioni all’uso della plastica.

I LOBBISTI DELL’AMBIENTE NELLA UE

Azienda o associazione

Spese per azioni di lobby

Lobbisti accreditati al Parlamento europeo

Lobbisti totali

Incontri con esponenti Commissione Ue

European Environmental Bureau

3,25 – 3,5 MLN €

11

20

70

WWF European Policy Programme

2 – 2.25

MLN €

15

39

98

Friends of Earth Europe

744.943 €

12

15

15

Greenpeace European Unit

605.532 €

13

13

87

DATI TOTALI

6.6 MLN – 7,1 MLN €

51

87

270

 

La vicenda Diquat dimostra l’importanza dei lobbisti

Ma davvero l’attività di lobby è tanto influente e può cambiare il destino di una norma giudicata scomoda o ingiusta? Il buon esito della direttiva SUP con la quale la Commissione europea ha deciso di mettere al bando i prodotti plastici monouso, farebbe dire di no. Ma non sempre i ricchi piangono.

Esemplare è in tal senso il caso del Diquat, un pesticida prodotto dal colosso agrochimico elvetico Syngenta. Ormai più di due anni fa l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) aveva espresso timori per le conseguenze sulla salute umana. Aveva prodotto documenti alla Commissione Ue per caldeggiarne la messa al bando.

Ovviamente sono intervenuti i lobbisti di Syngenta e delle associazioni ad essa collegate. La loro strategia è stata di mettere in dubbio la metodologia alla base delle valutazioni negative emesse da EFSA. Una scelta vincente: come ha scoperto Politico.eu, la Commissione Juncker ha insabbiato per ben due volte la proposta di rimuovere dal mercato il controverso pesticida. Calcolando quanto rende il Diquat a Syngenta, l’investimento in lobbisti è stato per la multinazionale davvero un ottimo affare.

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