Namibia: incendi ed estrazione illegale di sabbia minacciano la biodiversità

Contro la gestione sostenibile della biodiversità nella regione di Kavango incendi boschivi e attività illegale di estrazione di sabbia dalle sponde del fiume Okavango...

Un appello in difesa della politica di sostegno alla protezione della biodiversità africana è giunto dalle regioni namibiane di Kavango e Caprivi, riportato dal portale d’informazione AllAfrica. A lanciarlo i funzionari locali durante  una recente due giorni di consultazioni per sollecitare contributi al secondo piano strategico nazionale (National Biodiversity Strategy and Action Plans) secondo il quale il Paese si sta sforzando di puntare allo sviluppo sostenibile attraverso la protezione della fauna e della vegetazione. Simili seminari di studio e policy making si sono svolti in numerose altre regioni (Oshana, Ohangwena, Omusati, Oshikoto, Kunene, Otjozondjupa, Erongo) ma quello delle regioni di Kavango e Caprivi ha tracciato il quadro di una lotta complicata non solo dalla mancanza di risorse umane e finanziarie, ma dai danni che, per motivi di business, l’uomo arreca quotidianamente all’ambiente.

 

Alberi utili e piante preziose vengono infatti distrutte dall’attività di estrazione illegale attuata dalle cave di sabbia attive sulle sponde del fiume Okavango. Non solo i minatori non stanno attuando alcun ripristino dei siti minerari esauriti ma i numerosi incendi stanno distruggendo enormi distese di vegetazione che vengono utilizzate per il pascolo. Incendi dolosi di cui sono sospettati i cacciatori che utilizzano il fuoco per intrappolare animali selvatici o per cacciare più agevolmente quando gli animali tornano nelle aree dove è ricresciuta l’erba.

 

Per contrastare queste pratiche le regioni di Caprivi e Kavango ha già  delineato politiche di regolamentazione per la caccia collettiva, un monitoraggio delle principali risorse naturali, e la creazione di un comitato a protezione del bacino dell’Okavango finalizzato a determinarne una sua gestione sostenibile. Inoltre, per far fronte ai danni del riscaldamento globale e alla minaccia degli incendi, sono stati definiti i limiti delle aree di protezione e gli agricoltori sono incentivati a coltivare varietà resistenti alla siccità e più capaci di adattarsi al cambiamento climatico.