Criptovalute

Nel dedalo delle criptovalute: i nomi eccellenti dentro Blockchain Invest

Tra gli azionisti della società, manager italiani e svizzeri, professionisti collegati a uomini coinvolti in grandi crack bancari. Indaga anche la Procura di Milano

Di Nicola Borzi

Il presente articolo è stato aggiornato il 22.6.2019, aggiungendo la richiesta di rettifica pervenuta dalla società EIDOO il 21.6.2019

Si trovano nomi interessanti tra il centinaio di azionisti che tra novembre 2016 e il 31 gennaio 2017 hanno versato 1,8 milioni con 380 quote da 5 mila euro l’una nella società irlandese Blockchain Invest Dac, fondata da Natale Ferrara e Paolo Barrai, oltre che da un terzo socio anonimo (schermato da un trustee).  Alcuni sono cittadini italiani residenti in patria o all’estero che hanno svolto funzioni manageriali per istituti di credito, altri sono professionisti della finanza collegati a uomini coinvolti in alcuni grandi crack bancari nazionali e internazionali.

Altri sono cittadini svizzeri che hanno lavorato o lavorano nel settore bancario e degli investimenti, come pure manager bancari e amministratori che orbitano intorno alle società di Oliver Camponovo, il fiduciario di Chiasso che il 29 dicembre 2017 è stato condannato in primo grado dalla Corte penale federale svizzera di Bellinzona a tre anni di carcere – di cui due condonati – per riciclaggio di fondi illeciti della ‘ndrangheta e che ha svolto un ruolo di prestazione di servizi per Eidoo, la società che a ottobre 2017 ha creato la criptovaluta omonima e realizzato la maggiore offerta iniziale (ICOInitial coin offering, in sigla: ICO (in italiano, letteralmente: Offerta di moneta iniziale) è un mezzo non regolamentato di crowdfunding nel settore finanziarioApprofondisci) di token mai finalizzata da italiani, raccogliendo oltre 27 milioni di dollari.

Filippo Moor, l’ex bancario di Pkb

Secondo le visure ufficiali, uno degli azionisti di Blockchain Invest è Filippo Moor, cittadino svizzero che ha sottoscritto quattro quote, da 5 mila euro l’una, della società irlandese fondata da Ferrara e Barrai per investire nelle criptovaluteUna criptovaluta è una valuta paritaria, decentralizzata e digitale la cui implementazione si basa sui principi della crittografia per convalidare le transazioniApprofondisci. Moor, 46 anni di Lugano, viene dal mondo bancario: l’anno scorso ha deciso di lasciare banca Pkb per lanciarsi nelle criptovalute con BitIncubator & Ventures, una società anonima fondata a Grono il 29 marzo 2017 da Paolo Barrai che ne esce l’11 dicembre 2017 (dopo l’ICO di Eidoo del 23 ottobre 2017), quando la società si trasferisce in via Motta 10 a Chiasso, stessa sede di Eidoo, proprio nel palazzo sequestrato a Oliver Camponovo e ai suoi clienti ‘ndranghetisti.

Il palazzo di via Motta 10 davanti alla stazione di Chiasso
Il palazzo di via Motta 10 davanti alla stazione di Chiasso

Con Moor in BitIncubator & Ventures c’è Lars Schlichting, amministratore delegato del gruppo Poseidon di Natale Ferrara (altro fondatore di Blockchain Invest). Il vecchio datore di lavoro di Moor, Banca Pkb, è interessante. Non tanto per le sedi (a Lugano, Ginevra, Losanna, Zurigo e Bellinzona) quanto per i collegamenti con la Cassa Lombarda di Milano e due società affiliate ad Antigua e Panama. Nel 2016 Pkb è stata coinvolta nello scandalo Petrobras-Odebrecht e il 7 novembre 2018 è finita nel mirino della giustizia italiana: 18 persone sono indagate per riciclaggio e frode fiscale. L’inchiesta, condotta dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, è scattata dall’analisi dei documenti di 198 suoi clienti italiani che hanno aderito alla voluntary disclosure (la procedura di emersione fiscale di capitali non dichiarati) che hanno comunicato circa 409 milioni di disponibilità estere.

Nel 2016 Pkb è stata coinvolta nello scandalo Petrobras-Odebrecht in Brasile. Foto: Divulgação Petrobras / Agência Brasil Wikimedia Commons

Secondo il capo della Procura della Repubblica di Milano, Francesco Greco, l’ipotesi è che alcuni dipendenti di Pkb, i cosiddetti “relationship manager”, abbiano costituito una “stabile organizzazione occulta” in Italia per procacciare clienti, aiutarli a portare i soldi all’estero e a evadere il Fisco. L’inchiesta, tuttora in corso, si è basata sulla perquisizione informatica dei server di Cassa Lombarda e sull’analisi di un milione e mezzo di contatti telefonici tra i relationship manager di Pkb e i loro clienti italiani.

Davide Novacco, un passato in Banca Arner

Un altro azionista di spicco di Blockchain Invest, secondo le visure ufficiali, è Davide Novacco, cittadino svizzero che ha sottoscritto cinque quote da 5 mila euro l’una della società irlandese fondata da Ferrara e Barrai per investire nelle criptovalute. Novacco ha un passato nella Banca Arner di Lugano, istituto al centro di molte vicende finanziarie del quale la famiglia di Silvio Berlusconi è stata uno dei principali clienti. Novacco ha poi lavorato anche in OpenFunds Investment Services, società distributrice di forme d’investimento collettive con sedi a Lugano, Zurigo e Ginevra, in Corner Banca, Finter Bank, Valartis Bank, Bank Vontobel e Banque Cramer & Cie succursale di Lugano.

Attualmente Novacco siede in tre società svizzere: One Swiss Bank, Yoko Green Solution e Msm Motorsport Management di Chiasso, di cui è azionista la società Sadalbari International di Dubai.

Alex Berner e i suoi colleghi legati a Enimont

Altro nome che compare tra gli azionisti di Blockchain Invest, la società irlandese fondata da Ferrara e Barrai per investire nelle criptovalute, secondo le visure ufficiali è quello di Alex Berner, cittadino svizzero che ha sottoscritto tre quote da 5 mila euro l’una. Berner è presidente della Cogesp, Compagnia di Gestione Privata, una società di Lugano attiva nella consulenza e prestazione di servizi finanziari e di gestione patrimoniale. Nel consiglio di amministrazione di Cogesp siede come vicepresidente Roberto Marziale. Marziale è un nome molto noto alle cronache italiane degli anni scorsi: in passato gestiva la Enimont Finance Overseas delle Cayman, collegata al crack delle società del gruppo Gardini-Ferruzzi del quale Sergio Cragnotti nel 1990 era uno degli amministratori.

Quand’era pm, il procuratore capo di Milano Francesco Greco si imbatté in questa società durante le indagini sul crack Parmalat: Calisto Tanzi faceva transitare parte dei suoi averi su un conto aperto alla banca Pkb di Lugano sulla quale ancora oggi la procura guidata da Greco indaga per altre vicende. All’epoca appena trentenne, Marziale era presidente della Cragnotti & Partners Finance e consigliere delegato della Montedison International a Lugano-Viganello. Aveva cominciato nel 1984 come praticante alla Ferruzzi Services a Ginevra, era passato nel 1987 alla Montedison Finance Lugano, prima di diventare presidente della Montedison International. Marziale era anche consigliere d’amministrazione di Fal NV (Curaçao).

Nell’estate del 1993, quando Cragnotti entrò a far parte dei sospettati nello scandalo Ferruzzi-Montedison, Marziale se ne era già andato.

Area ex-Montedison a Rieti. Foto: Alessandro Blasi Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

La famiglia Gorgoni e le banche del Montenegro

Tra gli azionisti di Blockchain Invest, secondo la visura ufficiale in possesso di Valori.it datata 23 maggio 2017, ci sono due italiani di spicco: Mario e Paolo Gorgoni, il primo con residenza a Podgorica, la capitale del Montenegro, e il secondo a Milano. Ciascuno di essi aveva intestate 10 quote da 5 mila euro l’una. Mario e Paolo Gorgoni compaiono nel 2013 e 2014 tra gli azionisti della Atlas Banka di Podgorica, con quote rispettivamente pari a 1.126 e 1.125 azioni, insieme a Lorenzo Gorgoni che di quote ne deteneva 1.127. Tra gli azionisti della banca montenegrina ce n’era anche un altro, la Hipotekarna Banka di Podgorica con 2 mila azioni, di cui Lorenzo e Antonia Gorgoni nel 2015 e 2016 erano tra i principali azionisti, oltre che parti correlate insieme a Mario e Paolo.

Lorenzo Gorgoni, leccese nato nel 1942, è un nome di spicco nel settore bancario italiano: ex componente del Cda di Banca Mps e membro del comitato esecutivo, è stato uno dei protagonisti della cessione proprio a Mps di Banca 121 Spa, ex Banca del Salento, della quale era stato vicepresidente e amministratore delegato oltre che uno dei principali azionisti. Nel 2012 Lorenzo Gorgoni, in proprio e per conto di altri 57 soci, era uno degli aderenti al patto di sindacato di Mps con oltre 172 milioni di azioni pari all’1,47% del capitale della banca senese.

Nel 2013 da consigliere di Mps fu perquisito nell’ambito di un filone di inchiesta per insider trading sulle azioni della banca partito da una fuga di notizie relative a decisioni prese dal Cda della banca e diffuse – indebitamente, secondo l’accusa condotta dai magistrati senesi Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso che indagavano sull’acquisizione di Antonveneta da parte del Monte dei Paschi – anche attraverso la stampa. Il procedimento è stato poi archiviato il 5 settembre 2015.

La sede della Banca centrale del Montenegro a Podgorica. Foto: Mazbln Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

Atlas Bank è andata in liquidazione coatta nei giorni scorsi ma secondo il Governatore della Banca centrale del Montenegro, Radoje Zugic, la bancarotta della Atlas non metterà a repentaglio la stabilità del sistema bancario montenegrino. Il Fondo di protezione dei depositi del Montenegro il 24 aprile ha iniziato a pagare i depositi garantiti della banca, pari a 89 milioni di euro.

All’inizio del mese era andata deserta l’offerta pubblica tentata da un commissario per ricapitalizzare l’istituto con 22 milioni di euro entro la scadenza del 29 marzo. A dicembre scorso la Banca centrale del Montenegro aveva messo in amministrazione controllata Atlas Banka e Invest Banka a causa delle loro condizioni finanziarie, dopo che un audit indipendente aveva mostrato che i due istituti non raggiungevano le soglie minime patrimoniali richieste. Dusko Knezevic, l’ex capo di Atlas Banka, ha fatto causa al Presidente del Montenegro Milo Djukanovic, al Governatore della Banca centrale montenegrina Zugic e al commissario Tanja Teric, accusandoli di abuso per aver posto la banca in liquidazione coatta.

Il presidente del Montenegro Milo Djukanovic in un’immagini di alcuni anni fa. Foto: US Department of Defense dominio pubblico

Nei mesi scorsi Knezevic aveva accusato Djukanovic di corruzione per averlo incriminato con un mandato di arresto internazionale. Secondo la Corte penale speciale del Montenegro Knezevic avrebbe guidato un’organizzazione criminale che avrebbe riciclato 500 milioni di euro attraverso Atlas Banka, ricevendo come compenso 1,9 milioni di euro. Knezevic respinge le accuse.

Giovanni Pavan da Montecarlo alle criptovalute di Zulu

Un altro socio di Blockchain Invest, secondo le visure ufficiali del maggio 2017, è Giovanni Pavan, imprenditore italiano residente a Montecarlo, al quale appartenevano tre quote della società irlandese da 5 mila euro l’una. Secondo le visure camerali del Cantone di Zugo, al 20 marzo scorso Pavan risultava tra i nuovi partner e azionista di Zulu Republic, la società di Zugo nelle cui criptovalute Blockchain Invest a fine 2017 aveva investito 611 mila euro per un numero di token non ancora definito perché l’emissione non era stata ancora realizzata.

Zulu è nata sulle ceneri di un’omonima società fondata il 27 ottobre 2016 da Oliver Camponovo a Chiasso, attraverso la sua società Ibex Capital, e poi trasferitasi dopo un cambiamento di ragione sociale a Zugo nel settembre 2017, con l’uscita di Oliver Camponovo e di Ibex Capital. In precedenza, il 22 settembre 2017 insieme alla società 256co di Zugo, anch’essa socia di Zulu Republic, Pavan era entrato con 96 quote nella Tribe Music, società con sede in via Motta 10 a Chiasso, stesso indirizzo di Eidoo, nel palazzo sequestrato a Oliver Camponovo e ai suoi clienti ‘ndranghetisti. Il 16 novembre 2017 Pavan era subentrato in un’attività monegasca connessa al mondo delle competizioni automobilistiche.

Chi ha creato la rete che ha portato gli azionisti in Blockchain Invest?

La domanda senza risposta che sorge scorrendo i nomi dei 117 azionisti che hanno sottoscritto le 380 quote di Blockchain Invest è: come sono venute queste persone a conoscenza dell’esistenza della società irlandese e del suo interesse per la raccolta di fondi da investire nelle criptovalute? Un avvocato svizzero che conosce queste vicende ci sottolinea l’attività svolta negli anni da Paolo Barrai, fondatore di Blockchain Invest, per Banca Stato, l’istituto pubblico ticinese al quale Oliver Camponovo è stato vicino, e per molti commercialisti ai quali – secondo questa fonte – Barrai suggeriva clienti italiani in cerca di qualcuno che si occupasse della loro voluntary disclosure sui capitali detenuti in Svizzera.


Richiesta di rettifica di EIDOO

Di nuovo il giornalista Borzi, nei due articoli pubblicati il 20 e 21 giugno 2019 su Valori.it, ripropone lo “schema” – il “sistema di connessioni” – già oggetto di specifica contestazione per il suo contenuto gravemente diffamatorio ed illecito: Eidoo opererebbe nel “palazzo sequestrato dai magistrati svizzeri a Oliver Camponovo e ai suoi clienti ‘ndranghetisti”, il sig. Oliver Camponovo sarebbe stato condannato in primo grado “per riciclaggio di fondi illeciti della ‘ndrangheta” e sarebbe uno dei “consulenti” della società di criptovalute Eidoo.

Questi gli elementi sui quali continua a fondarsi il fuorviante e suggestivo accostamento tra criminalità organizzata e la società di criptovalute Eidoo.

Dalla figura di Oliver Camponovo, passando per asserite attività di riciclaggio e di rastrellamento di somme, alla ‘ndrangheta e, poi, dalla collaborazione tra Camponovo ed Eidoo, al collegamento tra Eidoo e criminalità organizzata.

Eidoo si vede costretta a fermamente contestare, ancora una volta, la falsa rappresentazione della realtà che emerge dai due menzionati articoli.

Eidoo infatti, da un lato, ha intrattenuto con il sig. Oliver Camponovo, che svolge attività di commercialista, rapporti di natura esclusivamente professionale, peraltro cessati nel dicembre 2018; dall’altro lato, è solo una mera affittuaria di una delle unità immobiliari dell’edificio di via Motta 10.

Eidoo ribadisce che ssa è una società svizzera qualificata come intermediario finanziario – soggetta alla rigida normativa locale – e che ha sempre operato nel pieno rispetto delle normative vigenti, superando in modo pienamente positivo tutte le ispezioni periodiche dell’autorità di vigialnza svizzera sui mercati finanziari, né risulta avviato nei confronti della stessa alcun tipo di indagine e/o procedimento da parte di autorità locali o internazionali.

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