Dalla Calabria a Treviso: ecco l’Italia dell’esclusione finanziaria

Lo studio di Banca Etica: evidente il divario territoriale in termini di esclusione finanziaria. Male il Sud. Ma il trend peggiore è a Nord Est

Di Matteo Cavallito

Diminuisce – non nel breve periodo però – il divario territoriale in termini di esclusione finanziaria in Italia. Me le differenze tra le regioni settentrionali e meridionali restano evidenti mentre dal Nord Est, numeri alla mano, arrivano brutte sorprese.

È un quadro luci e ombre quello tratteggiato dall’ultimo studio di Banca Etica. L’indagine (“L’esclusione finanziaria in Italia: dinamica e determinanti del fenomeno nel periodo 2012-2016”), presentata a Milano, pone i riflettori su un fenomeno tuttora problematico. L’accesso ai servizi finanziari, hanno ribadito tra gli altri sia il G20 sia la Commissione UE, è considerato infatti un fattore determinante per lo sviluppo economico e individuale.

Le disuguaglianze pregresse, tuttavia, continuano a pesare: nel Pianeta – segnala la Banca Mondiale – 1,7 miliardi di adulti sono tuttora esclusi dai servizi bancari, una regola che vale soprattutto per i più poveri e i meno istruiti. L’analisi italiana sembra confermare il trend.

Fonte: Banca Etica, “L’esclusione finanziaria in Italia: dinamica e determinanti del fenomeno nel periodo 2012-2016”

È sempre una questione di spread

L’indice di esclusione finanziaria elaborato da Banca Etica tiene conto di due aspetti: la disponibilità del credito (offerta creditizia) e la possibilità di accesso ai servizi degli istituti (presidio bancario) grazie alla presenza di strumenti materiali (sportelli, bancomat, POS) e immateriali (internet banking). Ne deriva un indicatore complessivo che misura, in termini percentuali, la “distanza” delle aree analizzate dalla provincia di Milano, dove si registra l’inclusione più alta del Paese. È sempre una questione di spread, insomma. Con il capoluogo meneghino e dintorni nel ruolo della “Germania” di turno.

Fonte: Banca Etica, “L’esclusione finanziaria in Italia: dinamica e determinanti del fenomeno nel periodo 2012-2016”. I dati 2013 non sono disponibili.

Più internet, meno sportelli

Nel 2016, l’ultimo anno per il quale esistono cifre definitive, la situazione è peggiorata: il divario territoriale medio dal benchmark (punto di riferimento) milanese, segnala infatti la ricerca, è salito dal 47,2% al 48%. Il trend di medio termine, invece, resta positivo visto che l’indice è sceso di 1,4 punti rispetto alla quota registrata nel 2012 (49,4%).

A favorire il miglioramento è stata la crescente disponibilità del presidio bancario che ha compensato l’ennesima stretta sul credito concesso alla clientela. Determinanti, nel primo caso, lo sviluppo dell’internet banking e la crescente diffusione dei POS che hanno controbilanciato il calo degli sportelli bancari tradizionali. Il numero di questi ultimi, segnala ancora lo studio, si è ridotto nel periodo in esame a seguito delle “razionalizzazioni” degli istituti. Gli sportelli attivi nel 2016 erano circa 29mila, quasi 4mila in meno rispetto al 2012.

Inclusione finanziaria? Male il Sud…

Alle spalle del capoluogo lombardo e relativa provincia, ottengono i punteggi più bassi di esclusione – quindi i migliori in classifica – Siena, Aosta, Parma, Firenze e Trento. I risultati peggiori, invece, si registrano tutti al Sud. Isole comprese. A Vibo Valentia l’indice tocca quota 77,7%, il differenziale più ampio del Paese.

La primatista precede nell’ordine le province di Crotone, CarboniaIglesias, Reggio Calabria e Caserta. I risultati peggiori si riscontrano nelle aree con la più alta presenza di poveri (per la statistica: coloro che hanno un reddito non superiore al 60% del valore mediano nazionale), i più elevati tassi di disoccupazione e deprivazione materiale e i livelli di istruzione più bassi.

Fonte: Banca Etica, “L’esclusione finanziaria in Italia: dinamica e determinanti del fenomeno nel periodo 2012-2016”.

L’impossibilità di accedere ai servizi finanziari «è divenuta una cartina di tornasole trasversale di ogni fenomeno di esclusione» sostiene il direttore generale di Banca Etica, Alessandro Messina. Perché, aggiunge, in un mondo dominato dalla finanza, disporre dei servizi di quest’ultima diventa «la chiave di accesso a molte se non a tutte le opportunità». Pesano, appunto, la «forte correlazione tra esclusione finanziaria e livelli di istruzione» e «la drammatica e ormai consolidata contrazione del credito». Anche se Banca Etica si dichiara in controtendenza: nelle aree più “escluse” l’istituto concede maggiori finanziamenti. A Vibo Valentia gli impieghi della Banca valgono il 156% della raccolta; a Crotone si arriva addirittura al 500%.

Quella di Vibo Valentia, in Calabria, è la provincia con la più alta esclusione finanziaria in Italia. Foto: Manuel zinnà2 Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

… e anche il Nord Est

Attenzione però ai luoghi comuni. Nelle regioni meridionali, se non altro, il trend è positivo: nel periodo 2012-16 l’indice di esclusione finanziaria rilevato al Sud e nelle isole è calato del 2,9%, facendo così registrare il miglioramento più significativo tra tutte le aree del Paese. In controtendenza, unico caso a livello nazionale, è invece il Nord Est, dove l’indice è addirittura salito: +2,8%. Decisiva, secondo i ricercatori, «la contemporanea riduzione del presidio fisico e dell’offerta creditizia».

Fonte: Banca Etica, “L’esclusione finanziaria in Italia: dinamica e determinanti del fenomeno nel periodo 2012-2016”.

Le crisi bancarie che hanno interessato il territorio, in particolare, e il ridimensionamento della rete da parte degli istituti di medie e grandi dimensioni hanno pesato e non poco.

Nel Nord Est gli sportelli si sono ridotti del 14,2% (contro una media nazionale dell’11,7% nel periodo in esame) con punte del 18% e del 20,3% nelle province di Rovigo e Treviso. Grave la stretta creditizia: i finanziamenti per abitante sono calati del 17,9% (contro una media italiana del 13,3%). Nelle province più colpite, Trento e Verona, gli impieghi sono diminuiti di oltre un terzo.

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