Finanza etica

NPL: le banche italiane vanno a rilento

Nel corso del 2016 gli operatori italiani, banche in primis, hanno ceduto crediti non performanti (non performing loans, NPL) per 23,9 miliardi facendo così registrare una lieve ...

Di Matteo Cavallito
I crediti non performanti delle banche italiane. Da Valori n. 146, marzo 2017
Non performing loans. Da Valori n. 146, marzo 2017

Nel corso del 2016 gli operatori italiani, banche in primis, hanno ceduto crediti non performanti (non performing loans, NPL) per 23,9 miliardi facendo così registrare una lieve crescita rispetto al dato 2015. Lo rende noto l’Osservatorio Nazionale NPL Market lanciato lo scorso 13 aprile da Credit Village. Le cifre, precisa l’Osservatorio in una nota diffusa oggi, fanno riferimento alle “operazioni realmente effettuate” (119 in totale) e non soltanto annunciate nel mercato (160).

 

Sebbene in aumento rispetto all’anno passato, osserva l’analisi di Credit Village, la cifra “resta comunque bassa rispetto al totale delle sofferenze che pesano sul nostro Paese, che si avvicinano ai 200 miliardi”. Sul totale degli NPL venduti, segnala il rapporto, “11,3 miliardi, sono relativi ad operazione di re-trade (il mercato secondario, ndr) che non hanno minimamente inciso sullo snellimento dei crediti deteriorati in pancia al sistema. Gli NPL venduti sul primo mercato ammontano quindi a 12,6 miliardi di euro, valore che può addirittura uguagliare la nuova mole di crediti non Performing che si sono rigenerati nello stesso anno, quasi ad annullare l’effetto delle operazioni NPL sullo stock da smaltire”.

 

Tre quarti delle transazioni condotte nel primo mercato, precisa l’analisi, sono state realizzate dalle banche, il 16% è dalle società finanziarie di credito al consumo e automotive, il 9% da Utilities e TLC. 61 operazioni su 119 sono state realizzate attraverso SPV (Special Purpose Vehicle) e cartolarizzazione (emissione di titoli derivati che hanno come sottostante i crediti stessi); le restanti operazioni sono state condotte da intermediari finanziari e banche. “Una parte minima delle acquisizioni in termini di GBV (Gross Book Value, valore contabile lordo, ndr)” riferisce la nota, “è stata effettuata da società di recupero crediti, alle quali la recente riforma sugli Intermediari Finanziari ha aperto la possibilità di comprare crediti in sofferenza, anche se con una serie di limitazioni”. 

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