Energia

NY Times, clima: si allarga l’inchiesta Exxon

L’inchiesta avviata dal procuratore di New York Eric Schneiderman contro il colosso petrolifero Exxon Mobil – sospettato di aver mentito al pubblico e agli investitori ...

Di Matteo Cavallito
ExxonMobil Technology Centre, Shanghai, Cina. Foto: Kokokhatcha (Wikimedia Commons)
ExxonMobil Technology Centre,   Shanghai,   Cina. Foto: Kokokhatcha (Wikimedia Commons)
ExxonMobil Technology Centre, Shanghai, Cina. Foto: Kokokhatcha (Wikimedia Commons)

L’inchiesta avviata dal procuratore di New York Eric Schneiderman contro il colosso petrolifero Exxon Mobilsospettato di aver mentito al pubblico e agli investitori circa i reali pericoli connessi al riscaldamento globale – potrebbe allargarsi ad altre imprese del settore. Lo riferisce il New York Times. Sotto accusa, rileva il quotidiano statunitense, le iniziative di lobbying condotte dalle major energetiche attraverso il finanziamento di organizzazioni impegnate a mettere in dubbio le conclusioni degli scienziati sul clima. Tra queste, in particolare, l’American Legislative Exchange Council e, soprattutto, la Global Climate Coalition, organizzazione impegnata dagli anni ’90 in una campagna di pressione che mira a escludere il coinvolgimento del governo americano in una serie di iniziative chiave (a partire dal vecchio Protocollo di Kyoto) per la riduzione delle emissioni di CO2. Tra i membri della Coalition anche BP, Shell e Texaco, oggi controllata dalla Chevron.

Da qualche tempo, nota il NY Times, le compagnie europee sembrano aver cambiato rotta allineandosi alle iniziative politiche condotte dai governi del Vecchio Continente. BP e Shell, in particolare, hanno abbandonato il gruppo mentre Chevron ed Exxon sono ancora impegnate nel sostegno di quest’ultimo. “Exxon non è sola e il suo non dovrebbe essere un caso isolato” ha affermato il docente dello University of Houston Law Center Stephen Zamora, ripreso dal NY Times. Gli inquirenti, sostiene il quotidiano Usa, potrebbero ora decidere di indagare su possibili discrepanze tra i contenuti dei rapporti resi pubblici dalla Coalition e i documenti interni delle compagnie coinvolte.

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