Energia

Oklahoma, è boom di terremoti: si inizia a temere il fracking

Martedì gli scienziati della Southern Methodist University si sono aggiunti alla lista di coloro che ricollegano i piccoli eventi sismici all'estrazione di idrocarburi tramite il ...

Di Valentina Neri


Nella giornata di martedì, gli scienziati della Southern Methodist University si sono aggiunti all’ormai lunga lista di coloro che ricollegano i piccoli eventi sismici all’estrazione di idrocarburi tramite fratturazione idraulica delle rocce. Una preoccupazione che è stata presa molto sul serio dal governo dell’Oklahoma, alle prese con un boom dei terremoti.
La ricerca della Southern Methodist University nella sostanza non si discosta troppo da altre pubblicate in passato, sottolinea Thinkprogress. Lo studio, pubblicato su Nature Communications, collega infatti una serie di piccoli terremoti verificatisi in Texas all’attività estrattiva. Senza ricostruire un rapporto sicuro e univoco di causa-effetto, ma limitandosi a sostenere che si tratti della spiegazione più plausibile. Ciò che lo distingue è che non si ferma a puntare il dito contro la pratica di iniettare nel sottosuolo le acque reflue inquinate, ma ne indaga anche nel dettaglio le modalità, nel tentativo di ricostruire quali siano le più rischiose.
Finora, né questa né altre ricerche sono state comunque in grado di stabilire una connessione certa tra i due fenomeni. Argomento che è stato inevitabilmente sfruttato dall’industria petrolifera, soprattutto in Stati come il Texas e l’Ohlahoma. Proprio quest’ultimo, pur trovandosi a far fronte ormai a una ventina di piccoli terremoti al giorno, finora ufficialmente non aveva mai preso posizione. Questo fino a martedì, quando ha aperto un sito Internet volto a informare la popolazione sul perché dei fenomeni sismici e sul modo in cui l’amministrazione ha intenzione di affrontarli. Promettendo anche di intervenire sulle operazioni di iniezione di acque reflue nel sottosuolo, che – si legge a chiare lettere nel sito – a detta dei più rappresenta un potenziale fattore di rischio.

Foto: Joshua Doubek
Fonte: Wikimedia Commons

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