Ambiente

Olio di palma, si disbosca in Asia per far centrare alla Ue i suoi obiettivi green

Il consumo di olio di palma per farne biodiesel è quasi quintuplicato in 10 anni. E le nuove scelte Ue sono troppo timide per cambiare le cose

Di Emanuele Isonio
Un'impressionante immagine del radicale disboscamento dell'habitat naturale degli oranghi in Indonesia. La "bonifica" è avvenuta all'interno della concessione di olio di palma PT Globalindo Alam Perkasa Estate II a Kotawaringin Timur, Central Kalimantan nel Borneo meridionale. PT GAP II è una filiale della corporation Musim Mas.

Tutti (giustamente) a spulciare sugli scaffali dei supermercati biscotti, fette biscottate e dolci senza olio di palma per tutelarci da eventuali rischi per la nostra salute e per quella del pianeta. E poi la stessa materia prima eccola proliferare nei serbatoi delle nostre automobili. Per di più, la scelta viene venduta come virtuosa per il pianeta: è infatti attraverso i biocarburanti ottenuti tramite la raffinazione dell’olio di palma che l’Unione europea ha per vari annni pensato di centrare i suoi obiettivi di energia pulita.

Un paradosso che sa di beffa, emerso nell’ultimo rapporto annuale di Oilworld, organizzazione di riferimento per il mercato degli olii vegetali. E che certamente non aiuta l’ambiente: per produrre olio di palma infatti ampi territori forestali in Estremo Oriente vengono spazzati via.

Olio di palma, i 10 principali produttori mondiali
Olio di palma, la top ten dei 10 principali produttori mondiali e dei 10 principali Stati per crescita. FONTE: Indexmundi

Olio di palma per autotrasporto: +472% in 10 anni

A partire da quando è entrata in vigore la direttiva Ue sulle Energie rinnovabili RED I nel 2009, la quota di olio di palma importato dal Sud-est asiatico e destinata ai trasporti è aumentata drasticamente. Anno dopo anno è cresciuta, passando da 825mila tonnellate nel 2008 a 3,9 milioni di tonnellate nel 2017.

Di fronte a una crescita tanto impetuosa, a nulla è valsa la riduzione da 3,8 a 3 milioni di tonnellate registrata nel comparto dell’alimentazione umana e animale. Il saldo decennale è comunque in forte crescita: da quasi 5 milioni il consumo globale in Europa del controverso cereale ha sfiorato l’anno scorso gli 8 milioni di tonnellate. Tra l’altro, anche nel comparto energetico i consumi sono in aumento.

Consumo di olio di palma per settore
Andamento del consumo di olio di palma per settore (alimentare, energia, biocarburanti). Confronto 2008-2017. FONTE: OILWORLD

In tir e auto la metà dell’olio di palma importato

Come risulta dallo studio, nel 2017 le auto e i camion diesel hanno utilizzato come carburante più della metà (51%) di tutto l’olio di palma importato in Europa. Un valore che corrisponde ad un aumento del 13,5% rispetto all’anno precedente. Ad esso si aggiunge un 10% dell’olio di palma importato, utilizzato per il riscaldamento e l’elettricità.

In totale, quindi, il 61% dell’olio di palma importato è stato impiegato per la produzione di energia. Mentre dall’industria alimentare e cosmetica è stato utilizzato il restante 39%.

Consumo di olio di palma nelle auto europee
Le auto europee consumano 38 volte più olio di palma della Nutella.

Il triste primato italiano

Se si va a indagare quali Stati trasformano l’olio di palma in biocarburante, le notizie non sono buone per l’Italia. Il nostro Paese è infatti il secondo maggiore produttore di biodiesel da olio di palma in tutta Europa. Nel 2017 insieme a Spagna e Paesi Bassi, (i tre Stati sul podio), hanno raffinato l‘83% dell’olio di palma dell’UE.

Solo in Italia, l’anno scorso sono state raffinate 860mila tonnellate di olio di palma grezzo per produrre biodiesel, soprattutto grazie alla raffineria Eni di Porto Marghera, che è una delle più grandi bioraffinerie di olio di palma in Italia.

Secondo Coldiretti, le importazioni di olio di palma ad uso alimentare in Italia hanno invertito la rotta. Negli ultimi 20 anni erano raddoppiate, raggiungendo nel 2016 circa 500 milioni di chili. Nei primi sette mesi 2017 sono invece – diminuite del 20%. Merito delle campagne di informazione che hanno sensibilizzato i consumatori italiani. E infatti, in sei casi su 10, hanno evitato di acquistare prodotti alimentari che contengono olio di palma. Alla luce di tale dato, l’Italia importa più olio di palma da miscelare con il diesel che per uso alimentare.

Il paradosso: per il clima meglio il diesel tradizionale

Indonesia e Malesia sono i due principali paesi produttori di olio di palma al mondo, pari all’85% dell’offerta mondiale. L’espansione dell’olio di palma nei due Paesi asiatici sta guidando la deforestazione e il drenaggio delle torbiere, che rilascia emissioni di gas serra e minaccia gli habitat di specie in via di estinzione come gli oranghi e gli elefanti pigmei. Un danno per gli ecosistemi per anche un freno alla lotta al cambiamento climatico. A dirlo è lo studio Globiom per la Commissione europea: per il clima, il biodiesel dell’olio di palma è tre volte peggiore del clima rispetto al normale diesel.

«La combustione di olio di palma in auto e camion per raggiungere gli obiettivi di energia verde in Europa deve essere l’ultima cosa stupida che facciamo nella politica climatica» ha commentato Laura Buffet, clean fuels manager of Transport & Environment, associazione di ONG a Bruxelles che promuove il trasporto sostenibile a livello europeo. In qualunque modo si guarda, è assurdo e dobbiamo smetterlo. La Commissione europea deve assumersi le proprie responsabilità e farsi dietro la proposta del Parlamento europeo di eliminare gradualmente il sostegno al biodiesel per l’olio di palma».

Sulla direttiva, dietrofront con grande calma

La direttiva UE sull’energia rinnovabile era stata introdotta per accelerare l’adozione di energie rinnovabili come il solare e l’eolico. Ma il capitolo sui trasporti ha promosso l’uso di colture alimentari come l’olio di palma, l’olio di colza e l’olio di soia per produrre biocarburanti, che possono essere considerati come energia a emissioni zero ai fini della contabilità climatica.

A metà giugno, un accordo raggiunto tra la Commissione europea, Parlamento e governi Ue ha modificato le cose. Ma il testo, che pure è stato salutato come positivo per aver aumentato il target di energia da fonti rinnovabili al 32%, ha deluso chi sperava in scelte più drastiche per ridurre il consumo di biofuel da olio di palma & co.

Da un lato nell’accordo si specifica che il tasso di biocarburanti di palma e di soia non potranno più crescere oltre i livelli di consumo del 2019 in ciascun Paese Ue e dovrebbero poi gradualmente diminuire dal 2023 fino a raggiungere lo 0% nel 2030. Un periodo decisamente più lungo di quanto chiesto, non solo dagli appelli dei cittadini  e degli agricoltori ma anche più debole rispetto alla precedente decisione del Parlamento che prevedeva di interrompere il sostegno al biodiesel di palma da olio entro il 2021. L’accordo sancisce invece che il biocarburante ad emissione più elevata continui a contare per gli obiettivi Ue di energia pulita fino al 2030.

«È vergognoso che gli europei possano bruciare olio di palma per altri 12 anni e molto triste vedere la Commissione europea svolgere un ruolo così ostruttivo nei negoziati finali» ha commentato Buffet. «Ma la battaglia non è finita: ogni governo europeo può decidere nel 2021 di abbandonare l’olio di palma e altri biocarburanti alimentari».

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