"Ottimizzare il carico fiscale"? C'è una banca che ti aiuta

“Ricchi clienti di BNP Paribas che cercate di non pagare le tasse, siete in buone mani”. Inizia così l’articolo apparso su Libération. Il ...

Di Non con i miei soldi


Vignettando con Dario LEVI
Vignettando con Dario LEVI

“Ricchi clienti di BNP Paribas che cercate di non pagare le tasse, siete in buone mani”. Inizia così l’articolo apparso su Libération.
Il quotidiano francese è finito in possesso di un vero e proprio manuale di istruzioni – rigorosamente ad uso interno – nel quale il colosso bancario che controlla anche BNL qui in Italia spiega ai propri impiegati come proporre alla clientela modalità per “ottimizzare” il loro carico fiscale
Ancora una volta Andrea Baranes firma un post che ci fa capire come la cattiva finanza riesca a creare profondi disequilibri che finiscono per colpire un solo target: le persone comuni.

I due documenti ritrovati da Libération sono rispettivamente del 2009 e del 2010 e servivano a formare i quadri e i dirigenti della divisione Wealth Management (gestione dei patrmimoni) della banca. La formazione riguardava i segreti dell’utilizzo di fondazioni, trust e altri enti giuridici da proporre ai clienti più facoltosi. Uno degli scopi centrali è rendere opaca la ricchezza detenuta, separando artificialmente il reale proprietario di un dato bene dalla società che appare ufficialmente.
La banca si è subito difesa sostenendo che i documenti non avevano in alcun modo l’obiettivo di dare dei consigli, che la struttura che se ne occupava (BNP Paribas Trust) è stata ceduta nel 2010, che i clienti erano per la maggior parte anglosassoni e asiatici e non francesi. In realtà, nei due documenti, disponibili qui, è citato esplicitamente il “mercato francese”. La banca suggerisce ad esempio di creare dei trust privati nell’isola di Jersey, di affidare la gestione del bene a un trustee, ovvero una persona che può figurare e amministrare in luogo del proprietario reale il bene o il patrimonio in in oggetto.
Un ruolo simile può essere svolto costituendo delle fondazioni in apposite giurisdizioni offshore. E anche in questo caso BNP Paribas non lesina i consigli, proponendo ad esempio il Liechtenstein, Panama, le Antille olandesi, le Bahamas o la stessa Jersey.
Ma è con le holding che si raggiungono i risultati più spettacolari. Libération riporta un esempio che aiuta a capire le potenzialità di strutture societarie ben costruite. Un Signor X di nazionalità ucraina, che detiene una società ma non vuole figurare, può crearne una seconda nelle Isole Vergini Britanniche, che investe in una compagnia registrata a Malta, che a sua volta detiene il 30% di una holding di diritto olandese che investe a sua volta in una seconda holding cipriota che detiene il 100% del capitale della società ucraina. Forse un po’ complicato, ma in questo modo il Signor X riceverà gli utili della sua società sotto forma di dividendi a Malta o in Olanda, con un carico fiscale bassissimo o nullo.
Tutto legale, assicura in ogni caso la banca. Secondo Libération, recentemente la svizzera UBS è stata condannata negli USA per comportamenti molto simili. Le questioni sono di interpretazione e volontà politica. Bisogna poi dimostrare che la banca ha svolto un ruolo attivo nel consentire eventuali evasioni o frodi fiscali. L’elusione fiscale, o come viene spesso chiamata con un eufemismo “l’ottimizzazione del carico fiscale” non costituisce invece in alcun modo un reato.
Oltre al piano legale bisognerebbe però considerare anche quello etico e morale, in particolare per i milioni di lavoratori dipendenti e cittadini che hanno la trattenuta fiscale direttamente in busta paga e che comunque non possono costruirsi holding e trust negli angoli più impensati della Terra per pagare meno tasse. Le conseguenze di simili comportamenti sono che, in un momento di recessione e difficoltà dei conti pubblici, il peso del fisco ricade allora in massima parte su di loro.
Forse, se questi stessi milioni di cittadini iniziassero a chiedere alla loro banca se e quanto partecipa e mette in atto “giochini” simili per i clienti più facoltosi, a informarsi se dietro la loro filiale sotto casa si nascondono controllate e succursali nei peggiori paradisi fiscali del pianeta, a esigere la massima trasparenza sull’uso che viene fatto dei loro risparmi e più in generale sul comportamento complessivo della loro banca, le cose potrebbero cambiare. Vogliamo provarci tutti insieme?

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