Ambiente

Oxford, oggi si vota per il “no” ai combustibili fossili

L’università di Oxford in queste ore deciderà se ritirare i propri capitali dalle società che operano nell’estrazione di carbone e di petrolio dalle ...

Di Valentina Neri


L’università di Oxford in queste ore deciderà se ritirare i propri capitali dalle società che operano nell’estrazione di carbone e di petrolio dalle sabbie bituminose.
È un momento cruciale per il movimento per disinvestire dai combustibili fossili, che si sta diffondendo a macchia d’olio in tutto il mondo, ottenendo risultati di tutto rispetto nell’arco di pochi mesi. Si sono già attivati per il “no” ai combustibili fossili, tra gli altri, il Consiglio ecumenico delle Chiese, le università di Glasgow e di Stanford, la British Medical Association e addirittura la fondazione dei fratelli Rockefeller, dinastia che ha fatto le proprie fortune proprio con il petrolio.
Adesso, stando a BBC News, potrebbe essere il turno dell’università di Oxford, seconda solo a Cambridge nella graduatoria degli Atenei più ricchi del Regno Unito. Negli ultimi cinque anni i vertici dell’Ateneo hanno già parzialmente disinvestito dalle società produttrici di armi. I legami con le “big” dell’energia, ricorda l’agenzia britannica, sono stretti: Shell due anni fa ha finanziato un laboratorio di Scienze della terra e alcuni dottorati, mentre BP destina ogni anno milioni di dollari alla ricerca. Ma potrebbe essere arrivato il momento della svolta: è stata l’università stessa, tramite una nota, a far sapere che il sindacato degli studenti ha presentato una serie di richieste relative agli investimenti nel petrolio e nel carbone. “L’università – ha affermato un portavoce – ha portato avanti una consultazione su tali richieste e il Consiglio le discuterà nella giornata di lunedì”.

Foto di Ilya Karatchenko (Wikimedia Commons)

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