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I Panama Papers in anteprima a Milano

Venerdì 14 al Base Milano l’anteprima italiana di The Panama Papers, il documentario di Alex Winter sulla maxi inchiesta giornalistica del 2016

Di Matteo Cavallito
The Panama Papers, di Alex Winter. Foto: Alexwinter.com Creative Commons Attribution 4.0 International License

Le storie raccontate dai Panama Papers sono come i thriller ben congegnati: non passano mai di moda. Gli ingredienti sono noti, il successo assicurato. I paradisi fiscali innanzitutto, senza i quali nulla sarebbe stato possibile. E poi le compagnie fantasma, parodie di un’economia che vale miliardi ma non si vede, e gli intrecci tra politica e finanza.

Il capitalismo al suo meglio direbbe forse Gordon Gekko, il cattivo per eccellenza – ma noi lo amiamo anche per questo – della finanza cinematografica. Solo che questa volta la finzione non c’entra: perché The Panama Papers, il documentario di Alex Winter che sarà proiettato questa sera a Milano in anteprima per l’Italia, è soprattutto una grande cronaca. Quella di un’inchiesta giornalistica senza precedenti sul fenomeno planetario dell’evasione fiscale. Formale o de facto che sia.

The Panama PapersBase Milano, ore 21

La proiezione in programma alle 21 presso Base Milano è l’evento più atteso dell’edizione invernale del DIG Festival 2018, la kermesse del giornalismo investigativo. Tra gli ospiti anche Bastian Obermayer e Frederik Obermaier, i giornalisti della Süddeutsche Zeitung protagonisti del documentario e già premiati con il Pulitzer per il loro lavoro sui Papers. Nell’occasione interverrà anche Mikhail Maslennikov, policy advisor di Oxfam Italia, esperto di fiscalità e di contrasto ai paradisi fiscali. I biglietti sono disponibili online al prezzo di 4 euro.

Putin, Cameron, e la monarchia saudita

Più di 11 milioni di files analizzati in oltre un anno di lavoro. Una squadra di reporter dell’International Consortium of Investigative Journalists. Un sistema di società offshore gestito da uno studio legale di Panama: la società Mossack Fonseca. Sono questi gli elementi chiave di un’inchiesta che ha aperto uno squarcio senza precedenti sul binomio ricchezza/potere.

Nelle carte dei Panama Papers – in cui compaiono ben 214mila compagnie – si trovano infatti tutti i nomi più noti. Miliardari, imprenditori, potenti della Terra. C’è il primo ministro islandese e il collega pakistano, il presidente ucraino e la famiglia reale saudita, i sodali di Vladimir Putin e il padre dell’ex premier britannico David Cameron.

Il re saudita Salman bin Abdulaziz Al Saud e Vladimir Putin. Foto: Kremlin.ru Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

Un thriller politico

«C’è materiale per 12 film, forse 376 – uno per ogni giornalista» ha dichiarato il regista Alex Winter. «Avevo in testa un thriller politico (…) nel quale i personaggi principali fossero davvero i giornalisti». La storia prende il via nel 2016 quando John Doe, pseudonimo di una gola profonda tuttora ignota, si rivolge per la prima volta alla Süddeutsche Zeitung per fornire informazioni sulle attività della Mossack Fonseca.

Il documentario, girato sostanzialmente in tempo reale, segue l’attività dei redattori raccontando la scoperta del carattere sistemico della corruzione. «Un’incredibile storia umana di coordinamento che non ha precedenti», ha sottolineato ancora Winter. «I giornalisti hanno lavorato insieme con colleghi di tutto il mondo; in segreto, condividendo fonti e informazioni. Era una comunità a flusso libero».

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Da Panama ai tribunali

La giustizia, nel frattempo, fa il suo corso. L’inchiesta su Deutsche Bank, un potenziale terremoto per il colosso tedesco, è partita proprio grazie all’analisi del materiale rinvenuto nei Panama Papers. Mentre negli Stati Uniti sono arrivate in questi giorni le prime incriminazioni. I provvedimenti, emessi a dicembre dal Dipartimento di Giustizia, riguardano due ex impiegati della Mossack Fonseca, un contabile e un contribuente. Le accuse: evasione fiscale, frode e riciclaggio.

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